[27-05-2009] Il "Contastorie" di Luciano Morbiato alla Feltrinelli di Padova

venerdì 5 giugno 2009 alle ore 18
Libreria Feltrinelli 
via san Francesco 7 - Padova

Giuliano Scabia, poeta e scrittore, e Paolo Coltro, giornalista de "il mattino di Padova" ne parleranno con il pubblico e l'autore.


Tra i racconti popolari la fiaba è il genere più conosciuto, ma proprio per questo presenta una certa difficoltà di definizione e differenziazione, rispetto a novella, leggenda (sacra e profana), aneddoto, facezia... senza dimenticare la più antica forma di racconto, il mito, del quale la fiaba conserva alcune tracce, spesso nascoste da aggiunte posteriori, da sedimenti di storie e impronte di narratori. Si potrebbe parlare di un genere misto di lunghissima durata che, dopo aver richiamato l'interesse di intellettuali romantici e folkloristi fino al Novecento, è stato confinato in epoca contemporanea nell'angolo dei racconti per l'infanzia.
Il volume antologico propone un viaggio nel ricco patrimonio della narrativa orale del Veneto, cui aveva attinto già nel Cinquecento lo Straparola per Le piacevoli notti, arrivando alla documentazione delle più recenti raccolte dialettali, realizzate in aree omogenee e pubblicate nei primi anni del nuovo millennio, senza tuttavia chiudersi in una tradizione localista, perché le storie, come gli uomini, vivono e camminano per il mondo. 

Luciano Morbiato insegna Storia delle tradizioni popolari all'Università di Padova. Ha curato l'edizione dell'anonimo Scartafaccio d'agricoltura. Manoscritto di un contadino di Spinè di Oderzo (1805-1910) (Neri Pozza 1998); è autore di Cinema ordinario. Cento anni di spettacolo cinematografico a Padova e in provincia (Il Poligrafo 1998). Nel 2004 ha organizzato il convegno di studi "La fiaba e altri frammenti di narrazione popolare" e ha curato il successivo volume degli Atti (Olschki 2006).



 
 
[23-05-2009] "Il guardiano delle oche" di Romano Canton a Villa Foscarini Erizzo


Dopo la presentazione che si è tenuta lo scorso ultimo 12 maggio nella sala Paladin di Palazzo Moroni a Padova, Romano Canton presenterà il suo romanzo storico-biografico "Il guardiano delle oche", nella sua Pontelongo.
Nella cittadina padovana Canton ha vissuto per  32 anni e ne è stato sindaco dal 1951 al 1956.

La presentazione del libro si terrà nella sede municipale di Pontelongo a Villa Erizzo Foscarini  venerdì 29 maggio prossimo alle ore 21.

Durante la presentazione saranno letti brani del libro.

«Avrò avuto nove anni quando un pomeriggio di maggio, stavo tornando dalla chiesa di Santandrea di Pontelongo con la mamma e camminavo sull’argine destro del Bacchiglione. Io ero intento ad ammirare gli argini verdi e tutti fioriti, le barche che salivano in direzione di Bovolenta o scendevano verso Chioggia e le oche candide, che solcavano il canale in tutte le direzioni...»
Ai simpatici pennuti l’autore dedica questo romanzo storico-autobiografico, accompagnando il lettore in un viaggio attraverso il territorio dal Bacchiglione al Piovego, nella città del Santo, alla scoperta dell’aurora boreale, dei ricordi delle stagioni della mietitura e della vendemmia, della fienagione e della raccolta di pannocchie e dei frutti della terra, attraverso dei maestri di scuola e degli amori segreti, della vita di parrocchia ma anche della contestazione giovanile, fino a soffermarsi sul guardiano delle oche cui è dedicato il titolo del libro. È una testimonianza affettuosa che con semplicità e genuinità restituisce il sapore e le atmosfere di una terra e le sue tradizioni. 


Romano Canton è laureato in Pedagogia e Scienze dell’Educazione Permanente. Ha insegnato per parecchi anni e poi ha diretto il Centro Mobile di Animazione culturale e di Educazione permanente della Provincia di Padova. Fin da giovane ha manifestato una spiccata propensione verso la comunicazione, che l’ha portato a collaborare con riviste, TV, radio locali. Sul versante dell’impegno sociale ha ricoperto vari incarichi all’interno dell’Azione Cattolica e della vita civile.Vanta un consistente numero di articoli e di pubblicazioni a carattere pedagogico, religioso e sociale.

 
 
[22-05-2009] Il "Contastorie" di Luciano Morbiato a Radio Cooperativa

Domenica 24 maggio dalle 10.30 alle 12.30 

nella rubrica a cura di Sirio Luginbuhl

Luciano Morbiato presenterà il suo ultimo libro Contastorie.

 
 
[28-04-2009] Soldati nel fango di Amelio Marcassa alla Biblioteca civica di Abano Terme



Martedì 5 maggio 2009 alle ore 21.00 
Biblioteca Civica di Abano Terme (PD) 
in Via Matteotti 70


Intervengono:
Livio Pezzato, Assessore alla Cultura
Daniele Ronzoni, Direttore della Biblioteca Civica
Maurizio e Sergio Marcassa

Durante l’ncontro intervento musicale 
di Mario Marcassa al contrabbasso e Gabriele Bolcato alla tromba.


Soldati nel fango racconta le vicende di Amelio Marcassa, giovane maestro elementare del Polesine, scaraventato dalla pianura veneta in terre solo immaginate sui libri di scuola. Un ragazzo di 23 anni, che viene inviato verso l’ignota terra russa, verso un nemico che non ha mai conosciuto e mai odiato. Pesano su di lui il comando di 45 uomini e la responsabilità della loro vita. È il 1941 e l’Italia ha appena dichiarato guerra alla Russia comunista. Parte il CSIR con il suo carico di uomini che, malgrado la carenza di tutto il necessario, dimostreranno comunque il loro valore e la loro italica rassegnazione. La tragica realtà della guerra, con tutti i suoi orrori, trasformerà in breve tempo il ragazzo in un uomo pienamente consapevole della tragedia che involontariamente sta vivendo.
Amelio Marcassa partecipò alla prima spedizione italiana in Russia, quella del CSIR. Aveva appena terminato il Corso Allievi Ufficiali e preso servizio a Verona, che l’Italia entrò in guerra. Dalla spedizione del CSIR tornò ferito da una scheggia di mortaio al ginocchio e quasi senza denti. Questa situazione di debolezza fisica lo portò ad affrontare problemi di salute, conseguenza della guerra, tra cui un devastante diabete che lo portò a morire a soli 66 anni.
Negli anni ’50/60 recuperò gli appunti, scritti su vari foglietti, di quella spedizione e raccolse copioso materiale militare di guerra, che poi donò in parte al museo Baruffaldi di Badia Polesine (RO) e in parte ai figli.
Negli anni ’70 incominciò a rielaborare le memorie di quella spedizione, prima manualmente poi con la macchina da scrivere. Risultano più riedizioni di quei racconti. La sua intenzione era di pubblicare le memorie delle sfortunate invasioni della Russia, e di dimostrare quanto folle e devastante fosse quella politica imperialista al servizio di Hitler e Mussolini.
L’accentuarsi della malattia gli impedì di portare a termine il suo progetto.
Per circa cinquant’anni poi lottò contro le burocrazie ministeriali per ottenere quella pensione di guerra (poche migliaia di euro alla fine) che gli fu riconosciuta post mortem, e che fu sbloccata solo tre anni fa, perché dispersasi nelle varie scaffalature, grazie a un energico intervento dei figli.
Per queste ragioni Cesarina Capodaglio, la moglie rimasta vedova, e i figli Maurizio, Sergio e Mario, hanno deciso di utilizzare parte di quel riconoscimento per portare a termine l’opera da lui iniziata, e dopo due anni di ricostruzioni storiche l’hanno pubblicata. Il titolo originario scelto dall’autore era “Facce di fango”, poi più propriamente modificato in “Soldati nel fango”
Scrive in una nota il figlio Maurizio Marcassa: «Quando, un anno fa, ho presentato il manoscritto per una prefazione a Mario Rigoni Stern, che l’ha letto tutto di un fiato, ha risposto che, pur trovando interessante l’opera, prima dell’aprile di quest’anno non avrebbe avuto tempo di occuparsene, e che se nel frattempo avessimo deciso di pubblicare il libro di inviargliene una copia. Purtroppo il libro è uscito pochi giorni prima della sua morte

Amelio Marcassa nasce a Verona il 27 aprile 1917. Si diploma maestro all’Istituto Magistrale di Rovigo. Nel 1937 è assunto come analista avventizio allo stabilimento Eridania Zuccherifici Nazionali di Cavanella Po per la campagna saccarifera. Nel 1939 al Distretto Militare di Verona è riconosciuto idoneo al Corso AUC. Viene ammesso al Corso AUC del 13° Reggimento Fanteria Aquila. È assegnato al 79° Reggimento di Fanteria di stanza a Verona, dove prende servizio come sottotenente il 1° aprile 1940. Nel 1941, il 79° Reggimento Fanteria Roma parte per il fronte russo col CSIR, Corpo di Spedizione Italiano in Russia. Dopo aver attraversato la Romania e quasi tutta l’Ucraina, e avere affrontato il nemico in numerosi scontri, viene ferito nella battaglia di Debaltsevo. Torna in Italia nel 1942 e sposa a Lendinara Rosa Cesarina Capodaglio, da cui ha tre figli. Dopo la guerra riprende la professione di insegnante a Badia Polesine.
Muore, dopo dolorosa malattia, all’ospedale di Padova e viene sepolto a Badia Polesine, il 10 aprile 1984. 

Link:  http://www.cleup.it/scheda_ok.php?isbn=9788861292215

 
 
[21-03-2009] Superare la crisi economica grazie all’alta tecnologia


Muffatto e Giacon alla ricerca della punta di diamante del sistema industriale italiano.

Venerdì 27 marzo 2009 alle ore 17.45
Aula E, Cortile Antico, Palazzo del Bo – Università degli Studi di Padova
dibattito sul tema

L’Italia ha smesso di credere nell’alta tecnologia? 

Trasformare l’attuale crisi economica in un’opportunità: grazie a ricerca, innovazione, coraggio e la capacità di attrarre i migliori talenti presenti sul mercato. È questa una delle possibili ricette, punto di partenza per l’incontro- dibattito che si terrà il 27 marzo alle ore 17.45 presso l’Aula E del Cortile Antico del Bo, a Padova.

All’incontro parteciperanno Giuseppe Zaccaria, prorettore vicario dell’Ateneo patavino, Ambrogio Fassina presidente CLEUPP, Massimo Calearo, deputato ed imprenditore, Moreno Muffatto, docente dell’Università di Padova e Sandro Mangiaterra, giornalista.
In occasione dell’incontro sarà presentato al pubblico il volume L’Italia ha smesso di credere nell’alta tecnologia? Voci e testimonianze dell’Italia che innova, di Moreno Muffatto e Paolo Giacon (CLEUP 2008).

Contrariamente all’idea di un Paese ormai spento ed in declino, l’Italia è un area industriale dove le imprese ad alta tecnologia, il terziario avanzato e le aziende “science based” possono trovare contesti favorevoli di crescita e sviluppo. E’ questa la tesi sostenuta dai due studiosi Muffatto e Giacon.

Il libro parte dai lavori di un convegno che si è svolto presso l’Aula Magna dell’Università di Padova. Nella prima parte raccoglie alcuni spunti di autorevoli relatori ed illustri studiosi: si tratta di una sorta di cornice e teorica e di sistema da cui emerge come vi siano ancora spazi ed occasioni di competitività per i settori ad alta tecnologia tra cui l’informatica, le biotecnologie, le nanotecnologie, la robotica, l’elettronica. La seconda parte presenta alcuni casi studio originali che hanno il pregio di offrire al lettore una testimonianza delle più brillanti esperienze imprenditoriali del nostro Paese. Sono presentate infatti, aziende che fanno dell’innovazione il loro pane quotidiano, che competono nel mercato globale con successo, spesso guidate da imprenditori carismatici, circondati da collaboratori efficienti, altamente qualificati e motivati.

“Questo libro rappresenta solo un punto di partenza per i nostri studi – spiega il professor Muffatto – Riteniamo sia fondamentale approfondire e valorizzare le migliori esperienze industriali high-tech del nostro Paese, esplorando processi e strategie. Ogni anno, ad esempio, cerchiamo di portare nella città di Padova alcune tra le aziende ad alta tecnologia più innovative ed intraprendenti grazie al Forum della Ricerca e dell’Innovazione. È importante che anche i policy maker capiscano che è ancora possibile puntare sull’alta tecnologia in Italia, investendo maggiormente in ricerca e nel sostegno alle idee imprenditoriali.”

“Studiare le imprese italiane ad alta tecnologia costituisce un percorso di ricerca tanto affascinante quanto complesso, - afferma Paolo Giacon – Certo queste imprese non sono molto numerose come quelle che si affidano ancora a prodotti tradizionali, ma la qualità delle idee imprenditoriali, gli standard produttivi ed il loro successo internazionale, ci suggeriscono di classificarle come la punta di diamante del sistema industriale italiane. Alcune di queste popolano anche il Veneto, sono spesso sconosciute, anche se ottengono ottimi risultati non solo per quanto riguarda il fatturato, ma anche per quanto concerne la performance innovativa.”

 
 
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