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Poesia

Passeggiata fiorita e Il fiore di Maria

Passeggiata fiorita e Il fiore di Maria

€ 12,00

“Attraverso la poesia, l’autrice ci accompagna in un percorso floreale che allude ad un luogo altro, interiore ed emotivo. I fiori diventano segno di una bellezza diffusa, testimonianza di vita positiva che la poetessa scopre albergare nel suo animo… Una sacralità delicata pervade i suoi versi, modula la scelta lessicale, la musicalità della poesia… In questo piccolo libro poi, chiedendo collaborazione agli acquerelli di Elettra D’Agnolo… delicatezza, dolcezza e stupore celebrano il rito sacro dell’Arte”… (dalla prefazione di G. Donolato) Susanna Zancanaro nata in Francia, nei dintorni di Parigi, da genitori italiani, vive dal 1973 a Piove di Sacco (PD). Attualmente insegna francese nella scuola secondaria di primo grado. Nel 1985 incontra la Scuola Internazionale di Formazione e Ricerca PRH (Personalità e relazioni umane) che  segna il suo cammino interiore. Nel 2013 entra a far parte del Gruppo Artisti della Saccisica e inizia la scrittura poetica vera e propria. Dal 2016 collabora alla rivista mariana del Santuario della sua città. Pubblica Vivo elemento e altre poesie, Cleup, 2018.   Prefazione ISBN:9788854951075 Collana: Poesia Autore: Susanna Zancanaro Prefazione: Giuseppe Donolato Acquerelli: Elettra D'Agnolo Edizione 2019 Stato: Disponibile

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Al cader delle foglie

Al cader delle foglie

€ 18,00

"Queste poesie vennero in parte pubblicate nel 1967 con il titolo «Le Nuove Comete» tratto da un momento particolare della mia storia personale allorché dieci anni prima mi era capitato di ascoltare a Washington l’angoscioso annuncio del lancio nello spazio dello sputnick sovietico dato agli americani dal presidente Kennedy e trasmesso proprio al termine della mia pensosa visita al cimitero di Arlington dove sarei tornato una seconda volta anni dopo per una reverente sosta alla tomba di quel Presidente ucciso a Dallas dove tra il cinguettare degli uccelli ed il rincorrersi degli scoiattoli riposano i resti di molti caduti delle guerre americane. Invano sperai che l’avventura dell’uomo nello spazio si tramutasse in un pegno di pace non dissimile da quello epifanico della nascita del Salvatore descritto dall’Evangelo di Marco, ma, purtroppo, la speranza che lo sputnik per il genere umano divenisse “cometa” andò ben presto delusa. Giunse, dopo una entusiasmante esperienza lavorativa accanto ad Enrico Mattei, il faticoso servizio reso alla città di Milano nella difesa dei suoi aeroporti che mi consentì di riporre vittoriose in una borsa a lungo portata le carte squadernate sui tavoli dei potentati romani dell’epoca. Allora non mancò l’occasione di presentare quel mio primo approccio poetico alla stampa nel primo giugno del 1967 che mi riservò un benevolo commento, trovando simpatico ma «fuor dagli ulivi» che, in un’epoca in cui le comete erano divenute seminatrici di morte, ci fosse ancora qualcuno che, «con animo da antico umanista», apprezzasse un piccolo «hortus conclusus» per spaziare verso orizzonti di serenità e di pace legittimando in tal modo che alla domanda se fosse «davvero così lontana la poesia dalla vita» si potesse rispondere negativamente facendo rivivere con «sensibilità viva e squisitezza d’animo…un romanticismo carducciano che dissolve in musicalità emotiva una più profonda problematica» rievocando il più grande e tragico «cimitero del mondo» e il primo lancio di un satellite nello spazio preludio del viaggio dell’uomo sulla «pallida Luna», questa volta vera e non leopardiana. La ristampa odierna ricalca quei sentimenti resi ancor più pungenti dalla scomparsa della mia sposa che con il suo animo delicato e gentile seppe accompagnarmi nelle vicende, ora tristi ora liete, della vita e che tuttora, nel ricordo del suo viso radioso, torna spiritualmente a rendere meno pensoso il mio residuo cammino in cui si affacciano, assillanti, i canti del poeta greco Mimnermo sulla vita dell’uomo resa simile al «cader delle foglie» e di Pindaro che si affidava alla «speranza, nutrice di vecchiezza». Prima di affidare alle stampe il riassetto dell’edizione del 1967 ho volutamente messo a confronto un modesto richiamo alla lirica greca con la più abbondante e varia poetica dei “tempi nuovi” per dare un saggio, se pur limitato, dell’evolversi delle tematiche e dei modi di poetare attraverso il succedersi delle epoche. Ritengo ora doveroso dare al lettore una risposta all’interrogativo che mi ero posto ancor prima di quella modesta pubblicazione con il chiedermi dove fosse mai “il paese dei morti” domanda, questa, sortami allorché da un sito reso ignoto dal controllo militare nei primi mesi del 1942, in piena guerra, mi giunsero da un amico carissimo due fotografie di un cimitero russo senza indicazioni atte ad inquadrarlo in un preciso contesto salvo l’indicazione di quel “ritorneremo” desumibile da una delle due che ora pubblico. A guerra ultimata appresi che si trattava di sepolture di militari caduti in uno dei primi scontri sostenuti su quel fronte dal Corpo di Spedizione Italiano prima della sua integrazione in ARMIR delle divisioni composte essenzialmente da Alpini provenienti da diverse regioni italiane che da 229.000 unità inziali persero nella prima fase del conflitto da cui quel cimitero originava 5.000 uomini ai quali s’aggiunsero gli altri 100.000 tra caduti e dispersi nella tragica ritirata dal Don del dicembre del 1943 conclusasi nell’uscita dalla sacca con l’ultimo eroico scontro di Nicolayewka. Solo recentemente grazie ai moderni sistemi elettronici, ho potuto apprendere che quel cimitero esiste ancora ed è ricordato come “Cimitero di Vorosilovgrad” dove vennero tumulati i primi numerosi caduti di una tragedia che si profilò ben presto, e sin dall’inizio, “inutile e grande”. Uno dei sopravvisuti, un tal Giuseppe Caprara, a quel “ritorneremo” ha risposto con un “non dimenticateci” raccomandando ai posteri di non attendere “che il sangue conosca solo il bacio della morte e la terra nasconda la carne lacerata con le sue mani di fiore nell’ultimo sforzo d’orgoglio”. La grande tragedia è la risposta all’interrogativo che mi ponevo da tempo e che trova conferma nel fatto che quei caduti rimasti in quella terra lontana del loro olocausto abbiano trovato riscontro in altra terra russa dove dopo Vorosilovgrad, a Wikitowka, Podgornoje, Illusceswoka, Postojalowka, Scheljakino, Wiholajeiwha e Nicolayewka, per citare le battaglie più cruenti, è scomparsa la miglior gioventù del nostro paese. Se, poi, qui ricordassimo la Shoah con Dachau, Auschwitz, Buchenwald, Bergen-Belsen, Birkenau, Treblinka e altri campi di sterminio dove si consumò il mostruoso eccidio degli Ebrei voluto da Hitler e meditassimo su quanto sta accadendo in Medio Oriente ed in più parti del mondo non dovrei pormi la domanda per uno ma per un incalcolabile numero di “paesi dei morti”, sperando nell’interesse di chi leggerà questa pagina che non debba verificarsi quanto ha ipotizzato Primo Levi nel suo libro “I sommersi e i salvati”: “È avvenuto, quindi può avvenire di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”, che cioè l’uomo cessi di essere all’uomo Caino." Prefazione Giuseppe Fassina ISBN:9788867878574 Collana: Poesia Autore: Giuseppe Fassina Edizione 2017 Stato: Disponibile

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Lo stile delle sentenze

Lo stile delle sentenze

€ 16,00

Lo stile delle sentenze è tema tradizionalmente oggetto d’attenzione da parte della comparazione giuridica italiana, soprattutto a partire dagli studi di Gino Gorla. Esso ha acquisito oggi nuovo interesse e vitalità per diverse ragioni, dal respiro nazionale e internazionale, fra le quali il ruolo di guida nello sviluppo del diritto assunto dalle corti superiori, la circolazione delle sentenze e il dialogo fra le corti (anche in un contesto di concorrenza fra modelli giuridici), la diffusione della c.d. legittimazione argomentativa del Potere giudiziale. Il presente studio si sofferma su questi e su altri motivi di attualità, illustra le novità sul tema che interessano Gran Bretagna, Italia, Francia e Brasile e analizza infine lo stile delle sentenze delle corti regionali di protezione dei diritti umani, in particolare della Corte europea dei diritti dell’uomo e della Corte interamericana dei diritti umani. Naiara Posenato è ricercatrice in Diritto comparato nell’Università di Milano e professore aggregato per i corsi di Sistemi giuridici comparati e di Tutela comparata dei diritti. Giurista formatasi fra l’Italia e il Brasile, ha svolto periodi di ricerca e docenza in diverse università e istituti europei e latinoamericani. Autrice di molteplici pubblicazioni in materia di contrattualistica internazionale, di diritto latinoamericano e, in particolare, brasiliano, in prospettiva comparata, e sul ruolo delle corti. Indice ISBN: 9788867878604 Collana: Scienze giuridiche Autore: Naiara Posenato Edizione: 2017 Stato: Disponibile

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Polvere di stelle

Polvere di stelle

€ 9,00

Polvere di stelle raccoglie poesie scritte nell’arco di un cinquantennio, dagli anni Sessanta a oggi. I componimenti riflettono lo stato d’animo dell’autore dove spesso alla speranza nel domani si alterna e fonde un sottofondo di tristezza. Nei testi più maturi prevale invece la gioia di vivere; senza trascurare le difficoltà e gli accidenti della vita, l’accento è posto su un’esistenza vissuta consapevolmente, con responsabilità e nel pieno rispetto dell’“Altro”. In questo quadro l’autore dà pienezza alle ispirazioni d’amore della vita quotidiana: uno sprazzo di sole, nuvole che corrono, bambini che giocano e, in particolare, l’amore per la compagna. Mauro Magini (Orciano di Pesaro, 1941), laureato in Chimica alla Sapienza di Roma, in pensione dal 2002, ha pubblicato più di cento articoli in riviste scientifiche internazionali. Nel 1996 ha organizzato a Roma la conferenza scientifica internazionale sul tema “Materiali Amorfi e Nanocristallini”. Ha partecipato a numerose conferenze internazionali come relatore “invited”. Recentemente ha pubblicato Il mio amico Platone (Petite Plaisance, 2015) in cui narra la sua esperienza in una Comunità di Base. Vive a Roma. Anteprima ISBN:9788867878802 Collana: Poesia Autore: Mauro Magini Edizione 2018 Stato: Disponibile

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La passeggiata

La passeggiata

€ 6,49

“La lotta con la parola, la lotta per la sua interpretazione, perché dall’abisso possa emergere ed esistere, è assai spesso il destino del cantore di poesie, per non dire del poeta. È la lotta di vita e di morte: è necessario che la parola nella sua forte materialità “uccida la cosa” perché la “cosa”, l’amore, l’attimo fuggente, gli affetti, la morte, i volti, il Dio, ad-vengano in una epifania che dischiude mondi a mondi. L’impossibilità di raggiungere il reale, se non interpretandolo, nominandolo. Nulla è più distante della realtà, anche se nulla è più vicino. Sembra di essere condannati alla distanza, all’assenza, appunto a un dire che diventa e diviene soltanto comunicazione e comunione quando nel linguaggio si opera la presa-a-distanza. Nella materialità di “Gestazione”di Gianni Xodo, una delle sue poesie di questa raccolta, tutto ciò viene programmaticamente e serenamente detto, e la lotta antica del cantore è espressa con solarità, come solari sono le sue poesie. Solari e terrestri, intrise di una solarità sana e arcaica che con pudore si dice. È la “pace” del sesto giorno la costante di ogni suo testo poetico, per questo le poesie sono serene, rasserenanti, a volte quasi prive di pathos drammatico…” Dalla Presentazione di Silvano Maggiani Gianni Xodo, docente di Lettere e Filosofia, ha conseguito la licenza in Liturgia pastorale al Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma e il dottorato in Sacra teologia con specializzazione liturgico-pastorale all’Istituto Liturgico dell’Abbazia di S. Giustina di Padova. Ha pubblicato il saggio Santificare il tempo (1994), Rosmini a Correzzola (2016). È autore, inoltre, di articoli di teologia e di filosofia. EBOOK EBOOK ISBN:9788867878673 Collana: Poesia Autore: Gianni Xodo Edizione 2018 Stato: Disponibile in formato ebook

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Sogno dunque sono

Sogno dunque sono

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Butoh, la giapponese “danza tenebrosa”, grottesca, surreale, per una provocazione intellettuale dai contenuti fluttuanti e misteriosi. Queste fotografie, scattate da Felicity Zaccaria, si riferiscono alla performance di danza butoh di Damiano Fina, accompagnato dal musicista Giuseppe Dal Bianco, intitolata The Presage e svoltasi il 2 luglio 2016 a Vicenza in Loggia del Capitaniato in Piazza dei Signori. I testi di Antonio Capuzzo sono stati ispirati da quella performance, interpretandola come un rituale sciamanico, un flusso ininterrotto di simboli, un’azione catartica. Una rappresentazione della vita, della sua ebbrezza e dei suoi drammi, che cattura come un evento teatrale non replicabile. Damiano Fina è un artista nato e cresciuto a Vicenza. La sua ricerca artistica è focalizzata sulla ritualità e spiritualità del suo metodo FÜYA, fondato nel 2015 dopo un lungo percorso di ricerca cominciato nel 2004. Il suo lavoro è influenzato da un mix di animismo, zen, body art e danza butoh. Il suo lavoro esplora l’illusoria contraddizione tra equilibrio e squilibrio. Dal 2016 guida gruppi di espressione fisica attraverso workshop in studio e in natura. Per maggiori informazioni si invita visitare il sito ufficiale www.damianofina.it Antonio Capuzzo è nato ed ha studiato a Padova e ora vive a Vicenza, dove è docente di Filosofia e Scienze Umane in una scuola media superiore. Partecipa alle attività di alcuni gruppi letterari. Suoi testi sono comparsi in diverse antologie e periodici. È stato promotore e coordinatore della collana “Quaderni di poesia” dell’Editrice Veneta di Vicenza, antologie a tema di autori vicentini. Ha pubblicato nove libri di poesia, una breve trilogia per il teatro e tre libri-intervista riguardanti varie tematiche culturali e prevalentemente la poesia. Anteprima ISBN:9788867879137 Collana: Poesia Autore: Antonio Capuzzo Fotografie: Felicity Zaccaria Edizione 2018 Stato: Disponibile

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Colori incantati

Colori incantati

€ 13,00

C’è una voce lontana che racconta di luoghi e di uomini e donne che li popolano: una mano ferma che scrive dell’amore e della vita. In un tempo in cui la poesia ha scelto l’oscurità e la distanza dal grande pubblico, è controcorrente mettere per iscritto, con sincerità e spontaneità, che ogni piccola cosa è bella, forma poetica, ironia e musicalità. Perché raccogliere il respiro del mondo e trasportarlo in una dimensione senza soggetto e senza tempo, è il gioco eterno dell’esistenza. Innocenza e malizia, sono lo stesso intreccio: argine e limite a protezione della felicità, mentre il dolore ci trasporta dal sogno ad uno spiraglio di verità. Queste poesie ci raccontano che tutto questo è semplice e necessario, tanto da essere scoperto con facilità dentro ogni giorno che finisce. Mauro è l'ultima foglia di uno dei rigogliosi rami della famiglia Scarpa. Vive a Mestre (e Venezia, la sua città natale, gli manca, eccome) con la moglie, l'unica persona in grado di sostenere i suoi mutevoli cambi di direzione. Disc jockey, imprenditore e libero professionista, creativo pubblicitario e copywriter, ha dato alle stampe cinque raccolte dì poesia: L'addio (2012), Oltre (2013), Frammenti (2014), Uomini sulla riva (2015), I miei angeli (2016) e il recentissimo Sogno in Rosso (2017) prima raccolta di Haiku. Ha inoltre pubblicato il libro fotografico C'era luce nei loro occhi (2014) utilizzato nella raccolta fondi per la fondazione “Progetto India Onlus”. Ha da poco esposto al pubblico i suoi dipinti e distribuito nelle migliori librerie il primo romanzo: Il Predatore di Sogni (Cleup 2017). ISBN:9788867879328 Collana: Poesia Autore: Mauro Scarpa Edizione 2018 Stato: Disponibile

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