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Note per un’educazione civica alla montagna

Note per un’educazione civica alla montagna

€ 20,00

Sono rinvenibili alcuni orizzonti assiomatici nello sforzo di ricognizione analitica e di tematizzazione teorica sviluppato in questo volume. Il primo riguarda lo statuto epistemologico di una possibile “educazione alla montagna”; questa è, di prevalenza, si sostiene, un’educazione civica, un’educazione, cioè, che è preminentemente educazione giuridica o non è. Il secondo riguarda l’opzione tematica relativa alla montagna come realtà socio-territoriale da prediligere per promuovere la consapevolezza dell’intreccio di due indiscutibili crisi generali: la crisi ambientale e la crisi educativa. Entrambe le crisi, nella loro estrema complessità ed intensità sfidante, possono, si spera, essere affrontate anche in ragione di una prospettiva educativa che, pur non soffocata dal pangiuridicismo tipico della cultura giuridica occidentale, riscopra la forza pedagogica del sapere giuridico, soprattutto nell’ambito di una, decisiva, educazione ambientale. In questo quadro concettuale viene ad emersione la montagna come “palestra educativa”, ovvero come dimensione di una pedagogia del territorio e per il territorio che si accredita come occasione di crescita civile, di sviluppo culturale, di promozione della qualità sociale. Educare alla montagna significa, allora, riscoprire i caratteri assiologici della montagna a sostegno di quelle ricadute assiopratiche cruciali per affrontare i rischi esiziali delle crisi in corso. Partire dalla montagna, insomma, per arginare, per via educativa, il progressivo degrado ambientale e sociale che, un giorno dopo l’altro, assedia, disumanizzandola, la nostra convivenza. Stefano Piazza (1960), Specialista in Istituzioni e tecniche di tutela dei diritti umani presso la Scuola di specializzazione triennale in Istituzioni e tecniche di tutela dei diritti umani dell’Università di Padova e Dottore di ricerca in Pianificazione territoriale e politiche pubbliche del territorio allo IUAV-Venezia, è docente dall’a.a. 2020-2021 nel Master IDeE – Insegnare Diritto ed Economia. Metodologie didattiche e formazione permanente nella scuola superiore, promosso dal Dipartimento di Diritto Privato e Critica del Diritto dell’Università di Padova e, dall’a.a. 2022-2023, è docente a contratto di Politica economica per la didattica delle scienze giuridiche-economiche nel corso di Laurea magistrale in Giurisprudenza del medesimo ateneo. Ha insegnato, come docente a contratto, nelle Università di Trieste e di Padova e presso la SSIS del Veneto, sede di Verona, dove è stato Tutor Coordinatore di Discipline giuridiche ed economiche presso il TFA (Tirocinio formativo attivo) nell’a.a. 2014-2015. Indice Premessa ISBN: 9788854959262 Autore: Stefano Piazza Edizione: 2026 Stato: disponibile

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Palazzo Zacco di Prato della Valle in Padova

Palazzo Zacco di Prato della Valle in Padova

€ 19,00

Palazzo Zacco sorge all’angolo sud ovest di Prato della Valle. Dal 2002 è la sede padovana del Circolo Unificato dell’Esercito, dopo aver ospitato dal 1866 al 1954 il Comando della Divisione Militare Territoriale. L’edificio è sorto sul finire del XIV secolo, al posto di una preesistente casa ad un solo piano, per volontà di Tomaso Guarnerini. Dopo esser stato acquisito dai Campolongo, una ricca famiglia d’imprenditori tessili, con la morte di Bartolomea Campolongo avvenuta nel 1487 passò in eredità ai figli di Giovan Francesco Zacco. Marco e Zacco nel 1540 lo divisero in due unità residenziali e nel 1555 incaricarono l’architetto bergamasco Andrea Moroni (1500ca-1560) di ristrutturarlo. Il ramo discendente da Zacco nel 1653 fu aggregato alla nobiltà veneta e in virtù degli alti comandi assunti nella flotta e nell’armata di terra, ebbe modo di coronare il palazzo con gli otto obelischi piramidali. Nel 1700 Leopoldo I imperatore conferì alla famiglia il titolo di conti. Difficoltà finanziarie costrinsero Costantino Zacco a mettere all’asta il Palazzo, che nel 1839 fu aggiudicato al Collegio armeno “Samuel Moorat” di Venezia. Contrasti politici col governo austriaco impedirono l’avvio del liceo per orfani armeni, così che nel 1854 il comune di Padova lo prese in locazione per conto del Comando della Gendarmeria austriaca. Con l’Annessione del Veneto all’Italia (1866) subentrò il Regio Esercito Italiano. Nel 1904 il Demanio militare lo acquistò, rilevando i diritti in capo al comune di Padova e al Collegio armeno. Nel corso del Novecento gli ambienti interni e il cortile retrostante sono stati adeguati alle nuove destinazioni d’uso (sale di rappresentanza e di intrattenimento, foresteria e ristorazione, parcheggio auto) mantenendo tuttavia inalterato il prospetto su Prato della Valle, la più grande architettura della città di Padova del XVIII secolo. Claudio Grandis, nato a Padova nel 1956, ha pubblicato oltre settanta lavori su argomenti relativi alla storia cittadina e alla provincia, in particolare su temi quali i mulini ad acqua, la navigazione interna, le ville dei Colli Euganei. Collaboratore di alcune riviste periodiche, svolge il suo lavoro di ricerca prevalentemente presso gli Archivi di Stato di Padova e Venezia. Indice Prefazione Autore: Claudio Grandis ISBN: 9788854959774 Collana: Scienze Storiche Edizione: 2026 Stato: disponibile

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Lo Sperimentale “Stefanini” di Mestre

Lo Sperimentale “Stefanini” di Mestre

€ 33,00

La ricerca mette in luce, nella ricostruzione del contesto socio-culturale dell’epoca e nell’analisi della legislazione scolastica, la straordinaria innovatività delle maxisperimentazioni autonome, sviluppatesi nella scuola secondaria a partire dalla metà degli anni Settanta fino alla fine degli anni Ottanta. Il lavoro evidenzia in particolare il contributo dato dall’esperienza dello Sperimentale “Stefanini” di Mestre. Nell’intreccio tra il quadro nazionale e il “laboratorio politico” rappresentato dal Comune di Venezia (Venezia, Mestre, Marghera), emerge l’eccezionale vitalità di una scuola diventata parte integrante della città. Lo studio dei documenti, arricchito dalle testimonianze dei protagonisti intervistati, restituisce il clima dell’epoca e il particolare legame che studenti, genitori, insegnanti, personale non scolastico avevano e hanno ancora oggi con la scuola. Tutto questo sollecita il lettore a riflettere sull’attualità del significato di una scuola di qualità, inclusiva, democratica e che “non lascia indietro nessuno.” Maddalena Muffatto insegna alla scuola secondaria di secondo grado. Laureata in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Padova è appassionata di Storia della Scuola e Storia Contemporanea. Indice Prefazione a cura di Mirella Topazio Premessa Introduzione ISBN: 9788854959194 Collana: Scienze storiche Autrice: Maddalena Muffatto Prefazione: Mirella Topazio Edizione: 2026 Stato: disponibile

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Archeologia del Sé

Archeologia del Sé

€ 25,00

Come un’archeologa dell’anima, Alessia Zielo invita a scavare negli strati più profondi di se stessi. Tra narrazioni interiori, materiali clinici e simboli ancestrali, capitolo dopo capitolo prende forma un viaggio che attraversa perdita, trasformazione e rinascita interiore; un cammino che tocca corde profonde e universali. L’approccio è polifonico: convivono il punto di vista di chi scava – che esplora il proprio mondo interno con intensa autenticità – e quello dei “professionisti del sentire” che condividono il loro operato con generosa umanità. Esercizi guidati, laboratori simbolici e scrittura esperienziale trasformano il testo in uno spazio vivo in cui il lettore si immerge attivamente in un processo evolutivo individuale. Il testo si rivolge a studenti e specializzandi in Psicologia e Psicoterapia, a professionisti impegnati in ambito clinico, educativo e tanatologico, a terapeuti e formatori interessati agli strumenti simbolici e narrativi, ma anche alle persone che vogliano intraprendere un percorso di auto-esplorazione e trasformazione. Non semplici pagine da sfogliare, ma strati da attraversare per ritrovare e ricomporre se stessi. Alessia Zielo è archeo-tanatologa, docente al Master in Death Studies & The End of Life e al Corso di Psicologia delle Relazioni fine-vita, perdita e morte (Università degli Studi di Padova). Ha svolto ricerca nell’archeologia pre-protostorica in Italia e all’estero, specializzandosi in riti funebri e modalità di deposizione delle sepolture. Svolge attività formativa in medical humanities, con progetti per operatori sanitari e strutture residenziali per anziani, e ha realizzato numerosi progetti di archeologia nelle scuole e nei musei. Tra le sue pubblicazioni: Toccando l’oltre. Lo sguardo e la cura al limite del corpo (Padova University Press, 2023), articoli in volumi collettanei come Diritto di vivere e di morire con dignitas (ESI, 2022) e Trasformazioni identitarie post mortem nel mondo antico (Arcane, 2019), oltre a contributi internazionali su riviste scientifiche quali Illness, Crisis & Loss e Global Journal of Archaeology & Anthropology. Indice Premessa ISBN: 9788854958968 Collana: Scienze psicologiche Curatrice: Alessia Zielo Introduzione: Claudio Widmann Edizione: 2025 Stato: disponibile

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Alla ricerca di una terra delle madri

Alla ricerca di una terra delle madri

€ 18,00

La “terra delle madri”, quella di cui il personaggio di un romanzo di Daria Martelli avverte la millenaria mancanza perfino nel linguaggio, è un concetto nuovo, che sta emergendo alla coscienza del nostro tempo; equivale alla “patria”, etimologicamente “la terra dei padri”, un’espressione densa di significati storici, giuridici e simbolici, che richiama l’appartenenza, l’identità, la partecipazione, il legame profondo con altre persone che le condividano, nonché un ordine simbolico patriarcale. Questa esigenza femminile è il tema più profondo e segreto, sottostante ad altri temi più evidenti e notati, di due romanzi della stessa autrice, More veneto (2017) e Trent’anni dopo (2021), affatto diversi per la vicenda, i personaggi, l’ambientazione. Il saggio presente prende le mosse dai due romanzi, o meglio, dal percorso che essi, dopo la pubblicazione, hanno compiuto tra recensioni e presentazioni pubbliche, interventi orali e scritti di lettori e lettrici, interviste con l’autrice, raccogliendo spunti e stimoli dalla vivace cultura che di solito viene prodotta “intorno” al libro pubblicato, in varie occasioni e in varie forme, sia dall’autore o dall’autrice sia dai lettori e dalle lettrici; tale cultura peraltro di solito va dispersa, in quegli eventi che in una recente stagione gli assessorati cittadini classificavano come “l’effimero”. In questi interventi invero, quando nelle opere si vogliono puntualizzare i “temi”, che offrano motivi di riflessione, si assume anche la narrativa come un mezzo di conoscenza, pur nei suoi specifici modi espressivi. Il saggio sfugge a una catalogazione; è critica o autocritica e filosofia su vari temi connessi, tra divagazioni e associazioni, ricorrendo all’arte della divagazione e usando la libertà delle associazioni mentali. A questa varietà, nonché alle analogie intrinseche di discipline diverse, allude il sottotitolo Letteratura, storia e umanità, accogliendo questo ultimo termine nella valenza polisemica dell’inglese humanities. Daria Martelli è stata assistente presso l’Università di Padova e docente di lettere in ruolo nelle scuole secondarie superiori. Ha collaborato a "Il Gazzettino", a numerose riviste e alla RAI con testi culturali per trasmissioni. Ha fatto parte del Forum d’Ateneo per le politiche e gli studi di genere dell’Università di Padova. È autrice di saggistica in prospettiva storico- antropologica, di narrativa e di teatro. I saggi: La parità simbolica dei generi. Un compito della nostra epoca; Polifonie. Le donne a Venezia nell’età di Moderata Fonte (seconda metà del secolo XVI); Le parole di ieri sulla donna. Una ricerca di genere sulle nostre radici culturali; Scrittrice o scrittore? Una ricerca di genere sulla creatività letteraria; Per l’italiano in Italia. Le opere di narrativa: i racconti Il gioco dei tradimenti; i romanzi Chi perde la sua vita; Le vite di Fabrizia; Il riso della soubrette; More veneto;Trent’anni dopo. Nel volume Teatro. In scena per far riflettere sono raccolti quattordici testi teatrali. Tra quelli più rappresentati: il dramma Le streghe e il suo adattamento a monologo, elaborato dalla stessa autrice, Caterina. Una strega nel Cinquecento; Il giardino veneziano; Donne perdute. Adattamento teatrale di Lettere dalle case chiuse (Lina Merlin e Carla Barberis,1955); Il merito delle donne. Adattamento teatrale del dialogo di Moderata Fonte (1555-1592). www.dariamartelli.it Indice Preambolo RECENSIONI Daniela Domenici in DANIELA E DINTORNI ISBN: 9788854959545 Collana: Scienze Sociali Autrice: Daria Martelli Edizione: 2026 Stato: disponibile

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Camen va a scuola con Tourette

Camen va a scuola con Tourette

€ 15,00

Carmen ha tredici anni, ama le canzoni di Ultimo e correre in bicicletta con le amiche. A scuola è la studentessa perfetta, la sua vita sembra quella di una qualunque adolescente. Eppure, ogni suo gesto è una battaglia silenziosa, perché Carmen non è mai sola: con lei c’è “Tourette”, una compagna invisibile e molesta che non la lascia un istante, nemmeno quando mangia o studia. Mentre la madre e il fratello la sostengono e il padre preferisce guardare altrove, Carmen vive con un unico, costante timore: che il mondo scopra Tourette! In una società che chiede di essere sempre “a posto”, la ragazza si domanda se sarà mai davvero come le altre; tutto cambia quando l’ombra di Tourette finisce sotto le luci dei riflettori della scuola. Cosa succederà quando il segreto verrà svelato? Carmen dovrà scoprire se sarà possibile restare spensierati anche quando la vita ti impone un cambiamento radicale. Sarà ancora quella di prima? O finalmente potrà essere se stessa? Il romanzo di esordio di Michela Panfili è delicato e potente e pone una cogente riflessione sulla forza di essere diversi in un mondo che ci vuole tutti uguali. Michela Panfili è nata a Cadoneghe nel 1967. Laureata in lingue e letterature straniere moderne, insegna lingua e cultura spagnola presso il III Istituto Comprensivo di Padova con le tecniche del laboratorio teatrale e la scrittura creativa è l’ideatrice del concorso poesia in lingua spagnola "La sed de infinito". Carmen va a scuola con Tourette è il suo primo romanzo. Indice Estratto - Video rubati Rassegna stampa Il Mattino di Padova | 23.03.2026 | di Nicolò Menniti Ippolito Il Gazzettino | 21.05.2026 | di Riccardo Magagna Podcast 11 maggio 2026 "LaTaverna dei LIbri" by "La Taverna delle Arti" intervista di Daniela Rossi ISBN: 9788854959460 Collana: Narrativa Autrice: Michela Panfili Edizione: 2026 Stato: disponibile

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Arte e cultura in casa Papafava nei primi tre decenni dell'Ottocento

Arte e cultura in casa Papafava nei primi tre decenni dell'Ottocento

€ 24,00

Gli epistolari di Arpalice di Brazzà (1759-1835), moglie di Giacomo Papafava (1740-1785), dei suoi figli Francesco (1782-1848) e Alessandro (1784-1861), della nuora Luisa Ottoboni dei duchi di Fiano (1799-1836) documentano, oltre a fatti politici e militari, numerosi eventi culturali e artistici di un’epoca caratterizzata dalla convivenza tra l’emergente sentire romantico, che immette nella pittura un nuovo modo di scegliere e rappresentare gli oggetti, le persone e i paesaggi, e il recupero e la riproposizione dell’antico in forme neo-classiche, alimentate dall’entusiamo suscitato dalle consistenti scoperte archeologiche. Tra gli artisti più noti, sui quali le lettere dei quattro Papafava gettano una nuova luce, si possono ricordare Antonio Canova, Rinaldo Rinaldi, Giovanni Darif, Giovanni De Min, Francesco Hayez, Vincenzo Camuccini, Giovanni Migliara, Hendrik Woogd. Molto emerge da questi epistolari su Giovan Battista Belzoni e non mancano accenni a Jean François Champollion. Sono documentate le attività di eruditi, bibliotecari e antiquari, mercanti d’arte, le iniziative teatrali e letterarie, oltre ai viaggi e ai soggiorni dei due fratelli Papafava, di Luisa e del cugino Ascanio di Brazzà. Dai resoconti di avvenimenti e di incontri in tutta Europa risultano evidenti i legami con i nomi più prestigiosi dell’aristocrazia dell’epoca (gli Estehazy, gli Strassoldo, i Ruffo di Calabria, gli Almasi, altre numerose casate asburgiche, friulane, venete, romane e napoletane), con famiglie che hanno espresso esponenti dell’alta burocrazia militare, civile ed ecclesiastica, con donne appartenenti alle élite internazionali, spesso impegnate in attività politiche e artistiche. Dalle lettere esce un quadro sfaccettato della società nei primi tre decenni dell’Ottocento: attraverso le vicende familiari, analizzabili nel loro quotidiano svolgersi, si possono conoscere la mentalità corrente, il modo di vivere la religiosità e di partecipare agli eventi politici, culturali e artistici, la capacità di viaggiare e di guardare con curiosità intelligente luoghi e persone. Giorgetta Bonfiglio-Dosio si occupa di archivi dal 1969: è stata funzionaria direttiva e prima dirigente nell’amministrazione degli Archivi di Stato, professore ordinario di archivistica all’Università di Padova, vicepresidente del Comitato tecnico-scientifico degli archivi e componente del Consiglio superiore beni culturali, consigliere dell’Associazione Nazionale Archivistica Italiana, consigliere e presidente dell’ANAI-Sezione Veneto; insegna come professore a contratto nelle Università di Macerata e di Firenze; è direttore scientifico della rivista «Archivi», presidente dell’associazione Archi-VA Valori Archivistici e socia di numerose accademie e società scientifiche. È autrice di oltre 300 tra monografie e articoli. Claudia Gambino si è laureata in conservazione dei beni culturali, indirizzo archeologico all’Università Cà Foscari di Venezia nel marzo 2004, con una tesi in egittologia. Ha fatto parte del progetto, coordinato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, dall’Università degli studi di Padova e finanziato dalla Regione Veneto, “Egittoveneto. Censimento dei reperti egizi ed egittizzanti della Regione Veneto” in collaborazione con Musei statali, civici e privati nella Regione; ha partecipato a mostre, convegni e iniziative regionali e nazionali volte a promuovere il patrimonio egittologico censito. Dal 2004 collabora con i Musei Civici agli Eremitani di Padova: ha svolto la catalogazione interna della collezione egizia del museo, ha ideato i contenuti per la stazione multimediale dedicata a G.B.Belzoni, ha collaborato alla realizzazione della mostra «L’Egitto di Belzoni, un gigante tra le piramidi», svoltasi a Padova nel 2019-2020, ed è autrice di schede e saggi nel relativo catalogo. In qualità di operatore museale, lavora dal 2015 al Museo Archeologico di Bologna e dal 2005 ai Musei Civici agli Eremitani Premessa Introduzione ISBN: 9788854959989 Collana: Invenire, 14 Autori: Giorgetta Bonfiglio-Dosio, Claudia Gambino Edizione: 2026 Stato: disponibile

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Dell’antico corso de’ fiumi in Padova e ne’ suoi contorni

Dell’antico corso de’ fiumi in Padova e ne’ suoi contorni

€ 20,00

L’abate Giuseppe Gennari (Padova 1721-1800) è stato un cronista, curioso, informato, a volte malizioso, della vita della sua città nella seconda metà del XVIII secolo (Notizie giornaliere di quanto avvenne specialmente in Padova dall’anno 1739 all’anno 1800, a lungo inedite, pubblicate nel 1982-84); poeta e traduttore (Elegia sopra un cimitero di campagna di Thomas Gray), fu autore di numerose “memorie” accademiche: su vita e opere di Carlo de’ Dottori (del quale curò un’edizione del poema eroicomico L’asino, 1796), sulle “mattinate (Sopra l’origine del Costume di fare le Mattinate nell’occasione de’ Matrimoni fra Vedovi)… Furono pubblicati postumi i suoi Annali della città di Padova (1804), ma l’opera più nota fu edita nel 1776: Dell’antico corso de’ fiumi in Padova e ne’ suoi contorni è il risultato di un’erudizione sorretta dallo stile e dalla vena talora ironica, ancora godibili, tali da giustificarne la riproposta nella veste tipografica originale nel 250° anniversario della pubblicazione. Luciano Morbiato ha insegnato Storia delle Tradizioni Popolari all’Università di Padova (nel 2004 ha organizzato il convegno di studi “La fiaba e altri frammenti di narrazione popolare”; nel 2009 ha pubblicato Contastorie. Antologia di testi popolari veneti); è autore di Cinema ordinario. Cento anni di spettacolo cinematografico a Padova e in provincia (1998); ha curato numerosi volumi dedicati all’opera dello scrittore Antonio Fogazzaro, dal carteggio con la pittrice americana Ellen Starbuck (2000) all’edizione critica del romanzo Il mistero del poeta (2017). Presentazione a cura di Andrea Colasio ISBN: 9788854958746 Collana: Scienze storiche Curatore: Luciano Morbiato Edizione: 2025 Stato: Disponibile

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Filologia del dettaglio

Filologia del dettaglio

€ 22,00

Il volume comprende dieci saggi, di cui l’ultimo inedito, di Roberto Benedetti (Trieste 1950-2024), studioso di Filologia romanza e delle letterature del Medioevo. I contributi, scelti dallo stesso autore, propongono in una successione non casuale i risultati di una indagine lunga e accurata su testi diversi (dal Roman d’Alexandre al Guiron le Courtois, dalle epistole di Seneca volgarizzate al Perceval). Sorretta da uno sguardo curioso e peculiarissimo che mette sempre al centro l’euristica del frammento, l’attenzione al dettaglio rivelatore, i risultati dei saggi qui proposti si iscrivono, dal punto di vista del metodo, entro esperienze modellizzanti illustri (da Auerbach a Longhi), ampiamente feconde per la disciplina e la messe di risultati specifici. Anche gli affondi sulla letteratura moderna partecipano della medesima scelta, segno di un metodo filologico che se opera nel campo privilegiato del mondo medievale risulta ampiamente utile anche per testi e ambienti della modernità. Roberto Benedetti (1950-2024) è stato un filologo romanzo e studioso del Medioevo. Triestino, di nascita e di formazione, ha studiato a Padova, Verona e Poitiers e ha poi insegnato al corso serale dell’I.S.I.S “R.D’Aronco” di Gemona del Friuli, amatissimo dai suoi studenti. Cultore della bellezza e lettore curioso e raffinato, fu amante della musica e dei viaggi (soprattutto in Grecia). La sua intensa attività intellettuale non fu solo volta alla pubblicazione di saggi su manoscritti e testi medievali, talvolta molto innovativi (in particolare quelli sulle notizie per i miniatori come “Qua fa’ un santo e un cavaliere” del 1990), ma praticò anche opera di alta divulgazione, soprattutto nella sua città: preparò moltissime e colte presentazioni di libri, curò mostre fotografiche (come Immagini per Saba) o filateliche (come Gattobolli. Francobolli dal mondo), tenne lezioni pubbliche sempre molto seguite e attente anche alle forme del mondo contemporaneo. Giuseppina Brunetti insegna Filologia e linguistica romanza all’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna. Impegnata in progetti di ricerca nazionali e internazionali, è autrice di più di 200 pubblicazioni. Il suo ultimo libro, in Open access, è Gli ultimi giorni di Dante? Testi e documenti (Bologna 2024). Francesca Gambino insegna Filologia romanza all’Università degli Studi di Padova ed è una studiosa di manoscritti e di letterature medioevali (italiana, veneta, provenzale, francese, franco-italiana). Il suo ultimo libro è l’edizione del romanzo di Chrétien de Troyes, Le conte du graal (Alessandria 2025). Indice Premessa ISBN: 9788854959323 Collana: Scienze filologico-letterarie Autore: Roberto Benedetti Curatrici: Giuseppina Brunetti, Francesca Gambino Edizione: 2026 Stato: disponibile

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Contrada Santa Croce

Contrada Santa Croce

€ 17,00

Memorie di un piccolo mondo antico, oggi per lo più scomparso... Pagine che oggi, a cento anni dalla nascita del Maestro Tiazzoldi, vengono affidate al lettore più anziano perché vi si riconosca e al giovane lettore perché la memoria non vada perduta. Tiziano Tiazzoldi, nato a Belluno il 10 gennaio 1924, secondogenito di tre fratelli, cresce in un sereno nucleo familiare e consegue il diploma magistrale durante gli anni difficili del secondo conflitto mondiale. Dopo l’8 settembre 1943 entra con il fratello nella Resistenza, aderendo al “Comando Piazza” in coordinamento con gli alleati britannici. Nel dopoguerra inizia la carriera di maestro e, nel 1952, sposa l’amata Iole. La sua esistenza si divide da allora tra l’insegnamento, gli affetti e l’impegno sociale. Spirito eclettico e di profonda fede – coronata dal diploma in Scienze Religiose –, coltiva l’amore per la natura e la montagna accanto a una colta passione per l’arte e i libri antichi, di cui diviene fine collezionista. Padre esemplare, nonno saggio e maestro capace di cogliere con profondo rispetto l’essenza dell’animo umano, si spegne serenamente nel 2017. Indice Prefazione di Benedetta de Mari ISBN: 9788854959316 Collana: Narrativa Autore: Tiziano Tiazzoldi Edizione: 2026 Stato: disponibile

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Sul futuro del corpo

Sul futuro del corpo

€ 15,00

Sul futuro del corpo, la mostra curata da Barbara Codogno, riunisce alla Galleria Civica Cavour di Padova diciassette tra i più autorevoli protagonisti della nuova figurazione internazionale, in un’esposizione che vanta 55 importantissime opere, molte di grandi dimensioni. In un tempo in cui il corpo è continuamente esposto, misurato, corretto, colonizzato e omologato, la mostra torna a interrogarlo nella sua dimensione più concreta e insieme più enigmatica: come luogo dell'identità e della memoria. Ogni giorno affidiamo l’immagine del nostro corpo ad algoritmi e dispositivi che lo registrano, lo interpretano, lo archiviano e lo rendono infinitamente riproducibile. Mai come oggi il corpo è stato così visibile e, paradossalmente, così distante dall'esperienza vissuta. La rappresentazione tende a sostituire la presenza, mentre l'immagine rischia di prevalere sull'esperienza. In questa frattura risuona il richiamo di “Magnifica Humanitas”, l’enciclica di Papa Leone XIV sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale che invita a rimettere al centro la dignità irriducibile dell’umano. Un pensiero che attraversa anche la mostra, là dove il corpo non è immagine da consumare né dato da ottimizzare, ma presenza viva, vulnerabile e relazionale. Sul futuro del corpo è domanda aperta. Quale spazio resta all'esperienza incarnata quando l'identità tende a coincidere sempre più con la sua rappresentazione? La mostra suggerisce che proprio la pittura e la scultura, linguaggi antichi e insieme radicalmente contemporanei, possano ancora proporre uno dei luoghi più fertili da cui osservare queste trasformazioni. Per restare umani. Barbara Codogno è nata a Padova, dove vive e lavora. Giornalista, scrive per le pagine culturali del "Corriere del Veneto". Laureata in filosofia con una tesi su René Girard, ha continuato a indagare i temi del sacro, della violenza, del capro espiatorio e della mimesi, intrecciando filosofia, antropologia, mitologia e storia delle religioni. Critica e curatrice, si occupa di arte contemporanea. Ha scritto poesie, racconti e romanzi. Tra le sue pubblicazioni l’antologia poetica Metrolieder (Apogeo Editore), Tutti i figli della serva (Gaffi Editore). Per i tipi della Cleup ha pubblicato la raccolta di racconti Cosa sognano le donne, P.C.R. Per colpa ricevuta. Due favole per adulti e Il dio dei Topi. Prefazione a cura di Andrea Colasio Presentazione a cura di Barbara Codogno RASSEGNA STAMPA Il Gazzettino del 30 luglio 2026 di Ines Thomas Il Mattino di Padova/La Tribuna di Treviso/La Nuova Venezia/ Corriere delle Alpi dd. 5_09_2026 di Marina Grasso Il Gazzettino 5_9_2026 di Nicoletta Cozza Il Giornale di Vicenza dd. 7_9_2025 di Nicoletta Martelletto ISBN: 9788854959620 Collana: Storia dell'arte - Museologia Curatrice: Barbara Codogno Edizione: 2026 Stato: disponibile

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Me védito preocupà?

Me védito preocupà?

€ 18,00

Se pensate che i proverbi siano fuori moda, petulanti, noiosi, prevedibili e banali, questo libro vi farà cambiare idea. Me védito preocupà? non vuole insegnare nulla, non fa moralismi da quattro soldi e non si perde nelle forme dialettali della tradizione popolare. Non segue un ordine tematico e non contiene nemmeno fotografie riesumate da chissà quale archivio di famiglia. Ma allora cos’è? È un libro che richiede un approccio corsaro, perché va letto come viene: a caso. È uno squarcio di luce in un cielo plumbeo, perché ogni proverbio strappa una risata autentica. È un manuale di sopravvivenza emotiva, perché con l’ironia tutto pesa meno e scivola via più in fretta. È un libro, come raccontano le quattro opere d’arte di C0110 che accompagnano la lettura, di proverbi rock che vi farà scoprire un inedito e inaspettato suono della terra veneta. Mattia Tono, nella vita reale, quella fuori dai proverbi, aiuta aziende, professionisti e associazioni a comunicare meglio. Si occupa di strategie, contenuti e campagne sponsorizzate sui social, accompagnando le realtà con cui lavora a farsi notare online, ma soprattutto a rimanere impresse nella testa delle persone. È l’ideatore e l’anima di @proverbiveneti, una community che supera le 250.000 persone, dove ogni giorno dà nuova vita alla saggezza popolare del Veneto, trasformandola in contenuti freschi, ironici e moderni. Me védito preocupà? raccoglie una selezione accurata dei proverbi più rappresentativi, reinterpretati con lo sguardo contemporaneo e un po’ cinico che ha reso unico il suo progetto. Indice Nota dell'Autore Podcast "La Taverna dei libri" by "La Taverna delle Arti" intervista di Daniela Rossi ISBN: 9788854958890 Collana: Varia Autore: Mattia Tono Edizione: 2025 Stato: Disponibile

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