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PLaNCK! N. 21 - Settembre 2020
Rivista quadrimestrale
ISSN 2284-0761
italiano/inglese
LETTERA AI PIÙ GRANDI
Scienza e sport: un legame imprescindibile
È il 1924 e siamo in Inghilterra, per la precisione all’Università di Cambridge, in un campo d’atletica leggera in terra battuta. Gli atleti, tra cui Eric Liddell e Harold Abrahams, si stanno allenando per le Olimpiadi. Tocca ai 100 metri piani e prima di partire ogni atleta deve scavare nella terra delle buche in cui posizionerà i piedi per la partenza. Ecco, questo si vede in una scena di Momenti di gloria, un film del 1981 diretto da Hugh Hudson tratto storia vera degli universitari di Cambridge che si allenavano per le Olimpiadi di Parigi del 1924.
Una scena alquanto strana se pensiamo ai campi di atletica così come li conosciamo, realizzati non in terra battuta ma con materiali molto più “comodi” per la corsa (il più diffuso si chiama “tartan”), o se pensiamo ai moderni blocchi di partenza, comparsi per la prima volta nel 1927 e che di certo sono tutt’altro rispetto a delle semplici buche nella terra.
Ecco, questo è solo un esempio di come siano cambiate alcune tecnologie dell’atletica leggera, e di come negli anni siano cambiate, più in generale, le tecnologie nello sport. Oggi troviamo materiali innovativi nei campi sportivi o negli attrezzi utilizzati dall’atleta, modelli di scarpe che aiutano a migliorare il gesto sportivo. Troviamo anche tecnologie che aiutano lo sportivo in maniera “indiretta”, e cioè che non sono un aiuto al gesto sportivo in sé ma aiutano chi fa sport a controllare il proprio corpo in modo da conoscerlo al meglio e poter sfruttare questa conoscenza per migliorare il gesto sportivo.
Un esempio di queste “tecnologie indirette” sono i cardiofrequenzimetri che monitorano il battito cardiaco, oppure anche i sensori per il monitoraggio della qualità del sonno, il miglior recupero per chi pratica sport.
Insomma, tecnologia e sport, o meglio, più in generale, scienza e sport, hanno un legame strettissimo, ce l’hanno sempre avuto e negli ultimi vent’anni possiamo dire che questo rapporto è imprescindibile.
La scienza, nello sport, aiuta l’atleta a migliorare le sue prestazioni, questo è l’obiettivo. Obiettivo che è possibile raggiungere con lo studio e la ricerca della scienza che c’è dietro lo sport, dalla scienza che spiega il funzionamento del gesto atletico, alla scienza che spiega il funzionamento del nostro corpo. Solo così la tecnologia può intervenire per risolvere problemi e migliorare la performance dello sportivo.
In questo rapporto, però, bisogna porre alcune attenzioni. La prima è la distinzione tra quelle tecnologie che sono un supporto al gesto atletico e quelle che invece tenderebbero quasi a falsarlo. Banalizzando un po’: le scarpe possono essere migliorate di molto per aiutare nella corsa ma non possono arrivare ad avere delle “molle”. La seconda attenzione riguarda qualcosa di molto importante che c’è in ogni sport e che nessuna tecnologia potrà mai sostituire: il fattore umano.
La tecnologia ci aiuta e ci aiuterà sempre di più a superare i nostri limiti, a raggiungere nuovi record, ma nello sport molto è dettato dal fattore umano. Senza la passione, la dedizione e una forte motivazione, nessuna tecnologia può venirci più di tanto in aiuto.
Antonio La Torre
Antonio La Torre è docente di “Metodi e Didattiche delle Attività Sportive” presso la Scuola di Scienze Motorie del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute all’Università degli Studi di Milano. È stato allenatore personale di Ivano Brugnetti, campione olimpico ad Atene nel 2004 per i 20 km di marcia e campione mondiale nei 50 km di marcia a Siviglia nel 1999. Nella sua carriera si è occupato anche degli insegnamenti di “Teoria e Metodologia dell’Allenamento degli Sport Individuali e Discipline Atletiche” e di “Metodi di Valutazione delle Capacità Motorie”. Dal 2018 è direttore tecnico della Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL).
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ISBN: 9788854951594
Collana: PLaNCK!
Autore: Associazione Accatagliato
Edizione 2020
Stato: Disponibile