Fine estate 1938, nello studio dentistico padovano del dott. Franco Borellini lavora il collega Marcello Bergo. All’anagrafe, però, il cognome del giovane è Marcello Arturo Abrahamsohn, ebreo ungherese.
Tra il 1938 e il 1943, in una Padova pervasa dall’antisemitismo, sopravvive lavorando sotto falso nome per il collega di Università. Bergo è il cognome della moglie Giovanna. Dalla loro unione nascono due bambini, Roberto e Claudio.
Nel 1943 la famiglia è costretta alla fuga e, a Este, trova una rete di solidarietà che consente a tutti i suoi membri di sopravvivere in quei terribili anni.
Donne coraggiose, in pieno centro e sotto il naso di tedeschi e fascisti, riescono a nascondere i due piccini e il loro padre.
Questo volume, corredato da un’ampia raccolta di foto inedite, racconta più storie di perseguitati salvati e di coraggio e solidarietà da parte di chi è disposto a salvare altre vite anche al prezzo di rimetterci la propria.
Beatrice Andreose (Este, 1957), laureata in Scienze politiche all’Università di Padova, vive e lavora ad Este. Giornalista, già docente di Diritto ed Economia politica, collabora con «Alias», il supplemento culturale de «il manifesto» ed ha scritto per il quotidiano «il mattino di Padova». Ha pubblicato i volumi: Premio dei colli. Este 1960-1971. Il festival senza divi (2007), Antonio Zanchi “pittor celeberrimo” (con Felice Gambarin, 2009), Radici connettive. Il ’68 ad Este e nella Bassa padovana (a cura di, 2021).
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