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Storia dell'arte - Museologia

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L’affermazione dell’arte al femminile a Venezia

L’affermazione dell’arte al femminile a Venezia

€ 18,00

Nel 2022, per la sezione di Venezia della FIDAPA (Federazione Donne Arti Professioni e Affari) ricorre il settantesimo anniversario della sua fondazione; al fine di celebrare questa ricorrenza, in linea con gli obiettivi statutari dell’associazione, le socie hanno deciso di dar vita a un progetto editoriale che trae spunto dalla tesi magistrale di una giovane studentessa. Chiara Cristante ha approfondito le peculiarità della sezione di Venezia, riportando alla luce interessanti materiali d’archivio che delineano il primo decennio di attività. L’affermazione dell’arte al femminile a Venezia 1952-1962. Il primo decennio di storia della FIDAPA si pone l’obiettivo di consegnare alla Storia un prezioso documento di ricerca atto a testimoniare la spiccata vocazione artistica della sezione lagunare, ma anche di ricostruire parte dell’archivio storico della sezione portato via dalla furia dell’acqua granda, il 4 novembre del 1966. Un libro dal taglio storico che amplia l’indagine dell’autrice arricchendola con una cronistoria delle attività espositive degli ultimi venticinque anni, anni in cui la sezione rivive una nuova e animata stagione artistica, una conferma che tra gli scopi della FIDAPA c’è il sostegno alle donne e, nello specifico a Venezia, la promozione di quelle che operano nel settore delle arti. Completa il percorso un capitolo dedicato a Luigina De Grandis, una delle artiste più rappresentative del primo decennio di fondazione della FIDAPA di Venezia; è un tributo a una pittrice, Maestra del colore, che ha saputo dare un notevole impulso all’arte firmata al femminile sia in termini di ricerca artistica sia per quanto concerne la sua capacità di trainare, con iniziative mirate, il gruppo delle artiste veneziane attive negli anni Cinquanta e Sessanta, nonché un omaggio della sua sezione FIDAPA in vista delle celebrazioni del centenario della nascita che si terranno nel 2023. Chiara Cristante, nata in provincia di Pordenone nel 1986, dopo il liceo sociopsicopedagogico si laurea nel 2016 in Storia dell’arte presso l’Università degli studi di Padova. Ha lavorato nel campo didattico ed educativo sia in Italia che all’estero. Lavora come insegnante. Daniela Rossi vive e lavora tra il Veneto e la Calabria è curatrice editoriale indipendente e professionista della scrittura; studiosa di teorie, tecniche e linguaggi dei media, ha insegnato per un decennio Storia della grafica e della grafica pubblicitaria presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Esperta del settore editoriale.   Indice Presentazione Nota della curatrice Introduzione ISBN: 9788854955127 Collana: Storia dell´arte - Museologia Autore: Chiara Cristante Curatrice: Daniela Rossi Edizione 2022 Stato: disponibile

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Due mesi di carta 2021/22

Due mesi di carta 2021/22

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Catalogo della mostra DUE MESI DI CARTA Fantastic Bestiary / Paper House Venezia / Ca' Pesaro Galleria Internazionale d'Arte Moderna 22.12.2021 > 01.3.2022 ________ DARIO CESTARO: I SUOI LABORATORI-CANTIERE, LA SUA SCUOLA   Nel suo pluriennale lavoro di docente di Tecnologia della carta all’Accademia di Belle Arti di Venezia, Dario Cestaro ha inteso raccogliere intorno a sé la comunità operosa dei suoi studenti, nella ricerca di materiali e forme. Questa operazione, costantemente ripetuta e intesa a produrre frutti preziosi e durevoli nel tempo, oltre che capace di stimolare negli studenti un’elaborazione originale degli spunti critici offerti dai corsi accademici, mette a frutto i fondamenti teorici presentati e gli espedienti tecnici inerenti al lavoro creativo. Un’opera di costante affinamento che discende dal profilo stesso del docente il quale, come ogni autentico artista, ricercatore e sperimentatore, è sempre proiettato al di là dell’atto creativo e ideativo immediato, nel tentativo di aprire, attraverso sperimentazioni diverse (e ribadendo con questo autenticamente la sua qualità di ‘moderno’), con le correzioni e i cambiamenti di rotta necessari, spazi ‘ulteriori’ alla creatività e alla ricerca. L’interconnessione e lo scambio tra la dimensione domestico-intimistica e segreta della ‘casa’, (oltretutto vissuta e percepita dai suoi studenti con particolare intensità in questo periodo di reclusione forzata) e quella del laboratorio-cantiere, costantemente aperto e attivo, vale a dire, dello spazio di sperimentazione, attrezzato e condiviso, in cui la ‘casa’ si trasforma virtualmente è la cifra stilistica che contraddistingue tutta la produzione di Dario Cestaro, modus operandi da lui sicuramente trasmesso attraverso l’insegnamento. Questa si è rivelata, nell’occasione della produzione delle opere attualmente in esposizione alla Galleria Internazionale di Arte Moderna Ca’ Pesaro, un’impostazione di grande rilevanza teorica e metodologica, se si considera che i suoi studenti hanno prodotto le opere, interamente a casa, nella modalità ‘a distanza’. I lavori sono stati realizzati nell’ambito dei corsi tenuti rispettivamente nel 2019-20 (progetto case: ‘paper house’) e nel 2020-21 (progetto animali: ‘bestiario fantastico’), dove appunto i valori di ‘interno’ ed ‘esterno’ oltreché di ‘materiale’ (espresso nella fattispecie nella forma di plurimaterico), e ‘immateriale’, sembrano combinarsi e scambiarsi di segno, mescolando e potenziando qualità e caratteristiche specifiche. In Cestaro si avverte come fondamentale e prioritaria la ricerca sui materiali e sulle loro potenzialità, espressive. in rapporto ai due progetti: la leggerezza e la fragilità della carta percepita come materiale primario, di facile accessibilità, la cui infinita disponibilità ad essere modellata è il presupposto del primo progetto (quello delle ‘case’), si muta nella scelta di un materiale diverso, il cartoncino in cellulosa, nel caso del ‘bestiario fantastico’ del secondo progetto, che si offre più propriamente alla resa scultorea, dando incisivo risalto a un ben diverso senso di consistenza e resistenza La modulabilità della carta è effetto immediatamente apprezzabile nel progetto delle ‘case’ e mira di fatto ad una ridefinizione del concetto stesso di ‘casa’ e della sua presunta solidità. L’aspetto spesso sbilenco e in equilibrio instabile, sviluppato in altezza, delle case, che mostrano persino strutture ancora smontate e disaggregate (vedi locandina per Un mese di carta), o in abbandono e in di-sfacimento, che ‘saltano su’ (pop- up) da spazi indefiniti e indefinibili, dove la ‘natura’ pare riprendere il sopravvento sulla ‘cultura’, segnala una realtà in movimento, in continuo stato di metamorfosi. E in questa metamorfosi la casa, se può essere intesa come castello o torre, punto di avvistamento e di guardia rispetto all’incursione del reale, è anche luogo di estremo rifugio e protezione e luogo di educazione degli affetti. Nella mostra sono presentate varie tipologie di ‘ case’: sono a tutti gli effetti case le serre (case dei fiori), sono case anche le serre aggiunte alle strutture principali, lo sono le casette per gli uccelli, costruite in cima ad un palo, sono case quelle a forma di fungo (e per di più, rosa, forse per gli abitanti fantastici del bosco). Si presenta come capace di riassumerle tutte il carapace della tartaruga, una ‘casa ‘che è auto prodotta, totalmente connaturata con l’animale stesso, che la porta con sé. Tutte le lezioni offerte dalla pratica dell’’ingegneria della carta’ sono, in questi progetti, ampiamente sfruttate e certamente richiamate: si tratta di rappresentare l’emergere e il manifestarsi in superficie, l’assumere visibilità di quanto è sprofondato in misteriose profondità (come nel libro-scrigno dei pop-up) e nascosto in densi agglomerati e ispessimenti (come, nuovamente, nella tecnica di auto-presentazione e auto-illustrazione utilizzata nei tableaux pop-up), in un perenne lavoro di assestamento, nello scambio di valori e qualità formali diversi. La rivelazione della vita presente nelle case, tratto che segnala la capacità di incidere e modificare la struttura architettonica stessa, è elemento fondamentale della loro presentazione: spesso le case sono rappresentate con finestre illuminate, da cui trapela la luce, non solo per effetti scenografici (e Dario Cestaro nasce come scenografo teatrale), in cui, anche solo resa nella forma di silhouette, si indovina la presenza del-la figura umana, intesa ad animare e permeare l’ambiente. La saldatura tra le operazioni dell’edificare (resi come apertura continua di nuovi cantieri) e dell’abitare, intimamente connesse, è mirabilmente raggiunta da Cestaro in opere ormai famose, nelle presentazioni di edifici e monumenti delle città d’arte quali Venezia, Firenze, Milano e Roma, attraverso la messa a fuoco e l’esibizione delle loro “meraviglie”, cui Cestaro attende, con notevole originalità con un’opera di accurato e paziente smantellamento, anziché di ribadimento, dei valori monumentali e ufficiali delle architetture storiche. Quest’operazione è condotta con fine spirito che si potrebbe definire ironico, mediante l’uso di co-lori sfumati e quasi non esistenti in natura, con l’adozione di prospettive, accostamenti e sovrapposizioni inedite, mescolandoli con spazi abitati (le piazze e le vie, i luoghi di ritrovo, i luoghi di lavoro animati da molti ‘cantieri’) e dunque modificati, animati da presenze umane ed animali, aperti alla possibilità di incontri e conversazioni, evocativi di un’atmosfera ricca di suggestioni, di colori e di suoni che rivela e introduce una dimensione teatrale, nell’interazione tra edifici ricondotti a fondali e prospettive teatrali e tra azioni umane, anche se solo accennate o colte in movimenti bloccati. I concetti sapientemente applicati di resa tridimensionale e di rappresentazione di movimento (anche se il movimento è solo accennato), costituiscono l’opera di Cestaro come una memoria sensuale e sensibile (suoni, colori, sapori, odori), un archivio di gesti, di atteggiamenti e comportamenti, utile a ricostruire tutta un’atmosfera nel concorso di valori formali e aspetti tecnici colti con originalità ideativa e precisione tecnica. Se l’aspetto tecnico e formale di partenza è quello segnalato dal titolo ufficiale: “Due mesi di carta”, che rimanda al precedente “Un mese di carta”, dove la carta assume la necessaria preminenza (salvo a scoprire che il bestiario fantastico è in realtà realizzato nel materiale più consistente e diversamente duttile del cartoncino in cellulosa), il significato del titolo resta tutto da interpretare: ovviamente ci si riferisce alla durata della mostra: per due mesi, ma si potrebbe anche intendere che la contemplazione di queste opere richiederà necessariamente, per uno stesso riguardante, continuativamente due mesi? S’intende che se ne continuerà a parlare, da parte del pubblico, dei critici e della stampa, per due mesi interi? (e forse anche di più?). S’intende che le attività e le strutture che affiancheranno e saranno di supporto e di amplificazione dell’evento saranno operanti per due mesi interi? In ogni modo alla ‘carta’ pur nella sua fragilità, proprio per la sua disponibilità ad essere modellata, per la sua duttilità, viene assegnato un ruolo fondamentale destinato a fornire una testimonianza durevole, incancellabile, autenticamente aere perennius, soprattutto nella ricreazione della realtà in forma animata. L’utilizzazione del cartoncino in cellulosa, per il progetto del ‘bestiario fantastico’, ribadendo anch’essa, rispetto all’utilizzo della carta, la sua qualità di materiale primario, riconducibile al ruolo strutturante che la cellulosa ha in natura nei vegetali, apre nuovi scenari creativi possibili. È il materiale stesso, di cui certamente Cestaro, nella sua ricerca rigorosa, ha approfondito la natura e le funzioni, a suggerire l’adozione di nuove strategie creative nel secondo progetto. Nel bestiario fantastico si trovano insetti, (l’eterea libellula acquista evidenza e corporeità nel suo rivesti-mento scintillante), uccelli che rivelano piumaggi resi consistenti da una pesante embricatura (il gufo rosa con la testa ripiegata; un uccello bianco con piume che sembrano incollate), robusti crostacei dai colori sgargianti, con chele aggressive, ma anche un topolino con indosso un rivestimento di protezione. Rappresentato in solide scaglie, sovrapposte, il piumaggio degli uccelli si presenta come una vera e propria ‘lorica’ protettiva. La ‘lorica’ registra puntualmente il Dizionario Treccani, può avere valenza in zoologia, dove significa “sorta di esoscheletro cuticolare, di aspetto chitinoso che protegge le pareti del corpo dei rotiferi”. La genialità di Cestaro è quella di applicarla, imprevedibilmente, su larga scala, ad animali altri. Non mi sembra improbabile che Dario Cestaro ne fosse a conoscenza al momento di strutturare il progetto del ‘bestiario fantastico’ e di orientarlo verso forme espressive che sfruttano a fondo le potenzialità dei materiali e le suggestioni da questi evocate. La qualità dell’opera di Dario Cestaro così come quella dei suoi studenti è intesa a suscitare la meraviglia, a produrre l’incanto, contemporaneamente esaltando l’apporto cognitivo dei valori estetici. Si potrebbe adattare a lui la definizione che Svevo dà del personaggio di Bloom nell’Ulisse di Joyce: è, senza dubbio, e per nostra fortuna, un “sognatore esattissimo”.   Carla Vaglio Presidente dell’Associazione culturale Collezione Piero Marengo Progetto libro animato e d’artista - Torino Prof. emerito Università di Torino Per informazioni: Dario Cestaro dario@dariocestaro.it www.dariocestaro.it   ISBN: 9788854954687 Collana: Storia dell´arte - Museologia Autore: Dario Cestaro Edizione: 2021 Stato: disponibile presso committente

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Alberto Biasi Antologia critica 1965-2021

Alberto Biasi Antologia critica 1965-2021

€ 24,00

La storia di un artista è fatta anche della storia della sua critica. Mosso da tale convinzione, il presente volume raccoglie un’ampia selezione di testi sull’opera di Alberto Biasi, cui si aggiungono approfonditi apparati storici e bibliografici. Uno tra i più affascinanti percorsi nell’ambito dell’arte variamente definita “cinetica” o “programmata”, o ancora “optical”, è stato supportato, interpretato e infine storicizzato dai protagonisti della critica e della storia dell’arte contemporanea, quali Giulio Carlo Argan, Umbro Apollonio, Filiberto Menna, Dino Formaggio, Caroline Tisdall, Jolanda Nigro Covre, Giuseppina Dal Canton, Serge Lemoine, Marco Meneguzzo e molti altri. Tante analisi e idee, finora sparpagliate tra cataloghi, fascicoletti e pieghevoli, sono riconsegnate compatte al lettore, che ha così la possibilità di ripercorrere “in diretta” l’intera vicenda dell’artista, guadagnando un livello di approfondimento non altrimenti conseguibile. Alberto Biasi (Padova, 1937) è un protagonista assoluto della storia dell’arte italiana del Secondo Dopoguerra. Tra i fondatori del Gruppo Enne, ha esposto in più di cento mostre personali in prestigiose sedi espositive italiane e straniere. Le sue opere fanno parte di autorevoli musei tra cui il MoMA di New York, la Galleria Nazionale di Roma, l’Hermitage di San Pietroburgo, il Centre Pompidou di Parigi e la Peggy Guggenheim Collection di Venezia. I curatori Guido Bartorelli è docente di Storia dell’arte contemporanea all’Università di Padova. Nei libri e negli articoli che ha pubblicato si è occupato di avanguardie storiche, quali il Futurismo e il Cubismo, e delle questioni relative al film e al video d’artista. Ha inoltre curato numerose mostre, tra le quali Alberto Biasi: gli ambienti, presso Palazzo Pretorio di Cittadella (2016). Marta Previti è dottoranda all’Università di Padova con un progetto di ricerca dal titolo Il Gruppo Enne di Padova: confronti e ricerche attraverso gli archivi. È referente dell’Archivio Storico Alberto Biasi, per il quale ha curato il riordino e l’organizzazione sistematica dei documenti. Indice Introduzione di Guido Bartorelli Introduzione di Marta Previti   Daniele Mont D'Arpizio, «la difesa del Popolo», 20-03-2022 ISBN: 9788854954526 Collana: Storia dell´arte - Museologia Curatori: Guido Bartorelli, Marta Previti Edizione 2021 Stato: disponibile

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Giusto di Gand e la Comunione del Duca d’Urbino

Giusto di Gand e la Comunione del Duca d’Urbino

€ 60,00

La Comunione degli apostoli, eseguita a Urbino dal misterioso pittore fiammingo Giusto di Gand per una potente confraternita tuttora esistente, costituisce, con la predella di Paolo Uccello, la Pala del Corpus Domini. Tra le prime tavole a olio dipinte in Italia, è la più imponente di tutto il Quattrocento fiammingo. Solenne e raffinata, l’opera viene descritta da Giorgio Vasari come la “Comunione de ’l Duca d’Urbino”: Federico da Montefeltro, infatti, vi compare ritratto insieme al fratello Ottaviano Ubaldini della Carda. Sotto la loro egida il Ducato conobbe nel Rinascimento un capitolo artistico meraviglioso e cruciale, ancora parzialmente avvolto nel mistero: la Pala è uno dei tasselli che ne aiutano la comprensione. Il libro, frutto di vent’anni di studi e ricerche, si propone dunque di ricostruirne le vicende. Un recupero della memoria passata, attraverso la letteratura artistica, i documenti, la fitta bibliografia e un nuovo studio esegetico. Gli approfondimenti di specialisti internazionali, infine, danno conto della musealizzazione, dello stato di conservazione, dei restauri e della tecnica di questo dipinto affascinante, tuttora enigmatico e avvincente.   Francesca Bottacin è ricercatrice e professoressa incaricata di Storia dell’arte fiamminga e olandese all’Università di Urbino Carlo Bo, e Chercheuse associée al Centre de la Méditerranée moderne et contemporaine dell’Université Côte d’Azur. Già redattrice di «Notizie da Palazzo Albani», direttrice della Summer School Barocco mediterraneo, è nel Comitato scientifico dei «Quaderni della Scuola di Conservazione e Restauro». Ha al suo attivo diversi saggi, monografie e mostre: le sue ricerche sono rivolte principalmente ai rapporti tra pittura neerlandese e italiana, in particolare tra il Veneto e le Marche. Collabora con il Koninklijk Instituut voor het Kunstpatrimonium di Bruxelles e ha studiato i dipinti fiamminghi e olandesi delle collezioni dei principi Grimaldi di Monaco. Numerosi suoi lavori sono poi indirizzati alle donne nell’arte, sia moderna sia contemporanea, alle contaminazioni tra pittura, cinema, danza e fotografia nonché all’arte eco-sostenibile. Ha collaborato con prestigiose università e istituzioni, europee e americane, oltre che con l’Istituto Italiano di Cultura a Mosca, con il museo Pushkin e con l’Accademia del Bolshoi in Russia. Indice Prefazione di Fernando Marías Introduzione   ISBN: 9788854953642 Collana: Storia dell´arte - Museologia Autore: Francesca Bottacin Prefazione: Fernando Marías Edizione 2021 Stato: disponibile

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Io sono Marco, il pittore!

Io sono Marco, il pittore!

€ 19,00

Questo libro racconta la vita e l’opera di un grande artista italiano del Novecento: Francesco Marco Vedoà, bellunese, scomparso a Mirano, in provincia di Venezia, cinquant’anni fa. Perché questa figura è ancora sconosciuta ai più? Perché, anche oggi, “la cultura ufficiale” può essere crudele e faziosa proprio come un tempo, specie se l’interessato, dopo averla conosciuta, decide di farne a meno, pagando fino in fondo il prezzo dell’emarginazione e dell’oblio. Se è vero che l’arte contemporanea, distolta e dispersa da sollecitazioni e interessi i più vari, sta perdendo i suoi valori più autentici, i suoi interpreti più genuini, ecco che in Vedoà possiamo trovare un rifugio e un’alternativa. Un magistrale esempio di coerenza e rigore professionale, unito ad una qualità e maturità delle opere a dir poco impressionante. La sua scoperta è tardiva? Assolutamente no. Ce lo dicono le sue splendide creazioni, ancora tutte da conoscere, confrontare, valorizzare. Paolo Meneguzzo è nato Mirano (VE) nel 1946. Architetto, libero professionista operante in Riviera del Brenta, per molti anni si è dedicato alla pianificazione territoriale, a progetti di restauro e di edilizia minore. Critico verso l’architettura contemporanea che considera troppo esibizionista, velleitaria e sprecona, con l’avvento della pensione, e grazie ai suoi studi classici, ha rivolto i nuovi interessi alla storia locale e alla critica d’arte moderna alla quale, nel 2014, ha dedicato il saggio Arte e non arte. La scoperta del pittore, scultore e ceramista di origine bellunese Francesco Marco Vedoà (è apparso un suo lavoro già nel 1981) lo ha spinto a scrivere la presente biografia, finalizzata a valorizzare la figura e l’opera del grande artista italiano scomparso nel 1971.   Indice Prefazione Anteprime racconto e opere ISBN: 9788854954021 Collana: Storia dell´arte - Museologia Autore: Paolo Meneguzzo Prefazione: Renata Cibin Edizione 2021 Stato: disponibile

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Sul film e sul video d'artista

Sul film e sul video d'artista

€ 18,00

Otto saggi vengono a integrare i precedenti Studi sull’immagine in movimento, in cui l’autore ha intrapreso un’accurata analisi delle tappe cruciali in cui i “pittori” si sono spinti a sperimentare quello svolgimento nel tempo che una volta era loro interdetto. Ne risulta un panorama che si avvia a essere organico, nel quale il lettore è accompagnato a riconsiderare la storia dell’arte contemporanea dal punto di vista di uno dei suoi più clamorosi “sconfinamenti”. Guido Bartorelli (1972) insegna Storia dell’arte contemporanea all’Università di Padova. Si occupa di avanguardie storiche, sulle quali ha pubblicato Numeri innamorati. Sintesi e dinamiche del Secondo Futurismo (Torino, 2001) e Fernand Léger cubista 1909-1914 (Padova, 20112). Oltre a varie esposizioni, ha dedicato all’attualità i volumi I miei eroi. Note su un decennio di arte da Mtv a YouTube 1999-2009 (Padova, 2010) e A bassa definizione. Studi su un decennio di arte e creatività amatoriale 2010-2020 (Padova, 2021). Per la Fondazione Palazzo Pretorio di Cittadella ha curato mostre quali Alberto Biasi: gli ambienti (2016), Bruno Munari: aria | terra (2017), Sirio Luginbühl: film sperimentali (con Lisa Parolo, 2018).   Indice Premessa   ISBN: 9788854953406 Collana: Storia dell´arte - Museologia Autore: Guido Bartorelli Edizione 2021 Stato: disponibile dal 30 aprile 2021

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Da Corinto ad Avalon

Da Corinto ad Avalon

€ 25,00

Decorazione e ornamento sono davvero sinonimi in arte? O sono invece termini interdipendenti ma distinti? Perché il dibattito intorno ad essi è divenuto così aspro nell’età delle avanguardie e della produzione industriale di serie? In che misura si può oggi parlare di rivincita della decorazione e dell’ornamento? A queste domande, Da Corinto ad Avalon vuole rispondere in modo induttivo, senza avallare tesi preconcette. In primo luogo, riepilogando le vicende che, nella tradizione occidentale, hanno via via emarginato la nozione di decoro. Poi, analizzando una serie di casi in cui la dialettica decorazione-ornamento si dispiega in forma pittorica, plastica, architettonica, urbanistica. Infine, dando la parola ad alcuni attori di tale dialettica, per constatare come essa rivesta un’insostituibile funzione conoscitiva e inventiva.   Enrico Maria Davoli è docente di Storia del Design all’Accademia di Brera, Milano. Dirige la rivista online «Fare Decorazione» (www.faredecorazione.it). È autore di saggi di storia e critica d’arte moderna e contemporanea tra cui il recente Frenesia, ebbrezza, angoscia del travestimento. Come le arti figurative incontrano la performance, in Il corpo in performance (Mimesis 2020).   Indice Dall'Introduzione ISBN: 9788854953482 Collana: Storia dell´arte - Museologia Autore: Enrico Maria Davoli Edizione 2021 Stato: disponibile

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Studi sull'immagine in movimento. Terza edizione

Studi sull'immagine in movimento. Terza edizione

€ 28,00

Venti saggi analizzano alcuni capolavori dell’arte contemporanea distanti tra loro ma accomunati dal fatto di conferire movimento all’immagine. Indagando la specificità di singoli casi dal valore paradigmatico, l’autore documenta le motivazioni che hanno spinto i “pittori” a sperimentare quello svolgimento nel tempo che una volta era loro precluso, e oggi è invece un campo operativo acquisito, come si constata nella vitalità del film e soprattutto del video d’artista. L’esame si addentra in profondità, interrogando le opere e le poetiche anche nei loro aspetti più sottili, tenendo conto sia del “da dove si viene”, vale a dire della storia dell’arte che continua a far scorrere sangue blu nelle pratiche degli artisti; sia del “là fuori”, ossia di quegli ambiti esterni all’arte visiva sentiti quanto mai affini: tra tutti, la musica, la poesia, la tecnologia.   Guido Bartorelli (1972) insegna Storia dell’arte contemporanea presso l’Università di Padova. Si occupa di avanguardie storiche, sulle quali ha pubblicato Numeri innamorati. Sintesi e dinamiche del Secondo Futurismo (Torino, 2001) e Fernand Léger cubista 1909-1914 (Padova, 20112). Oltre a varie esposizioni, ha dedicato all’attualità i volumi I miei eroi. Note su un decennio di arte da Mtv a YouTube 1999-2009 (Padova, 2010) e A bassa definizione. Studi su un decennio di arte e creatività amatoriale 2010-2020 (Padova, 2021). Per la Fondazione Palazzo Pretorio di Cittadella ha curato mostre quali Alberto Biasi: gli ambienti (2016), Bruno Munari: aria | terra (2017), Sirio Luginbühl: film sperimentali (con Lisa Parolo, 2018).     Indice Premessa alla terza edizione ISBN: 9788854953413 Collana: Storia dell´arte - Museologia Autore: Guido Bartorelli Edizione 2021 Stato: disponibile

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A bassa definizione

A bassa definizione

€ 23,00

Quali prerogative detengono gli artisti sull’immaginario, ossia sull’insieme delle immagini in cui si esprime un’epoca? L’immaginario della nostra epoca si è arricchito del contributo dei produttori per diletto e questo cambia radicalmente le cose rispetto al passato. I saggi raccolti nel presente volume ragionano sullo stato attuale dell’arte, sulle sue pratiche, sui suoi protagonisti sempre più costretti tra la creatività professionistica che governa lo spettacolo patinato della merce e la creatività amatoriale, a bassa definizione, che ha trovato nel digitale il propulsore e nell’Internet dei social il tessuto connettivo. Pagina dopo pagina, illustrazione dopo illustrazione, si delinea un filone di ricerche artistiche vivacissime e necessarie, e allo stesso tempo una lettura originale del mondo in cui viviamo.   Guido Bartorelli (1972) insegna Storia dell’arte contemporanea nell’Università di Padova. Sulle avanguardie storiche ha pubblicato Numeri innamorati. Sintesi e dinamiche del Secondo Futurismo (Torino, 2001) e Fernand Léger cubista 1909-1914 (Padova, 2011). Le questioni relative al film e al video d’artista sono al centro di Studi sull’immagine in movimento. Dalle avanguardie a YouTube (Padova, 2021). Oltre a varie esposizioni, ha dedicato all’attualità I miei eroi. Note su un decennio di arte da Mtv a YouTube 1999-2009 (Padova, 2010). Indice Introduzione ISBN: 9788854953390 Collana: Storia dell´arte - Museologia Autore: Guido Bartorelli Edizione 2021 Stato: disponibile

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