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Storia dell'arte - Museologia

Storia dell'arte - Museologia
Making Sense

Making Sense

€ 18,00

MS | Making Sense a cura di Guido Bartorelli, Caterina Benvegnù, Stefano Volpato Palazzo Pretorio, Cittadella (Padova) 6 dicembre 2015 - 3 aprile 2016 Il progetto Making Sense ha invitato a collaborare operatori creativi che finora si erano quasi del tutto ignorati: artisti e makers. È possibile che il loro dialogo faccia luce sulle pratiche degli uni e degli altri? È possibile che questo ponte dischiuda al nostro sguardo prospettive inedite, che contribuiscano a dare senso all’esperienza del contemporaneo? Il presente saggio-catalogo documenta i lavori frutto della collaborazione, preceduti dalle estese riflessioni dei curatori. Queste offrono un’acuta lettura dei fermenti più dinamici dell’arte contemporanea, collegandoli ai temi decisivi del nostro presente: la creatività diffusa e la cultura partecipativa, l’esperienza del tempo e l’idea di futuro, le nuove pratiche artigianali e il loro radicamento nella tradizione del pensiero utopico. Si lasci da parte la rivolta, ma si reclami lo scarto immaginativo, anche se non potrà che essere appena percettibile, dato che l’arte di oggi, lasciatasi alle spalle la forma e la bellezza, tende proprio verso la creatività diffusa, gioca a confondersi con essa. Agli artisti, a coloro che intendono dare un senso alla propria esistenza facendo arte, non rimane altra scelta: se l’arte non ha più alcun fattore di differenza, lasciare che si dissolva nella creatività diffusa; oppure trovare la via, strettissima, per essere forza critica. Se gli artisti si scoprono quasi identici ai makers, è necessario attribuire la massima intensità allo spazio sottile del “quasi”. Pensare oltre il proprio presente, oltre lo schema di riferimento, oltre le relazioni attuali. Immaginare ulteriori utopie, nuovi immaginari, capaci – al pari di quelli morrisiani – di ispirare i nostri sogni. Tocca a noi oggi proteggere quel prezioso spazio riservato all’errore, all’incertezza, alla sperimentazione di nuovo pensiero che caratterizza la dimensione dell’artigiano. Guido Bartorelli è ricercatore di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università di Padova. Ha dedicato all’attualità il volume I miei eroi. Note su un decennio di arte da Mtv a YouTube 1999-2009 (Padova, 2010) e mostre quali ArtBeat. Arte Narrativa Videoclip (con F. Fabbri, Bologna-Milano-Roma, 1999-2000) e Art//Tube. L’arte alla prova della creatività amatoriale (Padova, 2010). Si occupa inoltre di avanguardie del primo Novecento, sulle quali ha pubblicato i volumi Numeri innamorati. Sintesi e dinamiche del Secondo Futurismo (Torino, 2001) e Fernand Léger cubista 1909-1914 (Padova, 2011). Nel volume Studi sull’immagine in movimento. Dalle avanguardie e YouTube (Padova, 2015) ha preso in esame le motivazioni che hanno spinto gli artisti a sperimentare con il film e il video. Caterina Benvegnù è una curatrice indipendente. Laureata in Storia dell’Arte presso l’Università degli Studi di Padova, ha collaborato con Fondazioni e spazi indipendenti tra Padova, Venezia e Berlino, tra cui Fondazione March e il collettivo Superfluo Project. Nel 2011 vince una residenza presso il Node Center for Curatorial Studies di Berlino, dove lavora con la Kunstlerhaus Bethanien e con il Grimmuseum. Partecipa attualmente alle attività di diverse realtà del territorio per la curatela di festival e progetti culturali transdisciplinari, oltre a curare numerosi progetti espostivi e collaborare allo sviluppo di pubblicazioni, conferenze e residenze per artisti. Ha all’attivo la pubblicazione di diversi volumi e cataloghi per le case editrici Cleup e Canova. Stefano Volpato, critico e curatore indipendente, si laurea in Arti Visive presso l’Università Alma Mater di Bologna. Collabora con il Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Padova per la curatela di mostre collettive quali Art//Tube (2010) e Augmented Place (2012), pubblicando nei rispettivi cataloghi editi Cleup. Ha realizzato per riviste specializzate interviste a curatori ed artisti internazionali, tra cui il videoartista Bill Viola. Collabora inoltre con enti e istituzioni della Marca trevigiana promuovendo la riscoperta e lo sviluppo di beni culturali ed architettonici del territorio. Vince il premio SetUp Curatore Under 35 all’edizione 2016 di SetUp Art Fair Bologna. Francesco Bertelé e Recipient.cc, Roberto Fassone, Friends Make Books, Kensuke Koike, Lumi Industries, Laurina Paperina, Elisa Strinna Fare con senso Sommario ISBN:9788867875443 Collana: Storia dell´arte - Museologia Curatori: Guido Bartorelli, Caterina Benvegnù, Stefano Volpato Edizione 2016 Stato: Disponibile

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Scritti sparsi

Scritti sparsi

€ 25,00

La cultura degli anni ’60-’70 è stata per l’autore stimolo grandissimo per avvicinare personaggi dell’arte, del cinema e della letteratura. In Italia è il tempo in cui da Napoli, a Milano, a Padova si aggregano intellettuali e artisti che vogliono mutare e rinnovare i canoni dell’estetica. Nascono così gruppi e cooperative in cui la sperimentazione diviene la parola d’ordine. Vedi la Cooperativa del Cinema Indipendente che si crea a Napoli nel 1967 con Adamo Vergine e a Padova nel 1970 con lo stesso Luginbühl, oppure il Gruppo N che sperimenta una nuova arte, quella cinetica e programmata, o il gruppo poetico dei Novissimi tra cui Sanguineti e Balestrini. L’autore ricorda incontri con personaggi come Pier Paolo Pasolini o Sylvano Bussotti allora invitati dal Centro Universitario Cinematografico dell’Università di Padova, oppure ci fa assaporare l’atmosfera parigina pregna di vivaci interessi della libreria Shakespeare & Company o della vecchia cantina Tabou, dove artisti e intellettuali nostalgici dell’esistenzialismo, si ritrovavano. Molti sono i ricordi anche famigliari che riaffiorano nella mente di dell’autore. La scrittura, a volte polemica ma sempre attenta a persone e fatti, ci riporta al periodo in cui le ultime avanguardie hanno operato. Sirio Luginbühl (1937-2014) fino da giovane ha rivolto i suoi interessi alle esperienze di avanguardia nel campo della letteratura e del cinema. Nel 1970 fonda la Cooperativa Cinema Indipendente. Nel 1974 scrive Cinema underground oggi, la prima opera che si occupa del cinema sperimentale europeo. Nel 1988 per promuovere opere su pellicola o nastro fuori dai normali circuiti, costituisce la CINEMA&VIDEO INDIPENDENTE PADOVA. I suoi film sono stati presentati a Festival internazionali. Ha pubblicato: Cinema underground oggi (Mastrogiacomo editore; Lo schermo negato, Shakespeare&Co (; Videotape, arte, tecnica, storia (Mastrogiacomo editore. Nel 2013 è stato invitato a L’Avanguardia Intermedia, al Mart di Trento e Rovereto. La curatrice: Flavia Randi, laureata in Filosofia, si occupa di didattica e pubblica articoli su vari riviste della scuola. A metà degli anni ’80 inizia la sua lunga collaborazione con il Comune di Padova nell’ambito del ViviPadova – Un’aula grande come la città. Pubblica guide per ragazzi per il Museo Nazionale Atestino, per il Museo Archeologico Nazionale di Altino e Padova una città per i ragazzi. Nel 2009 ha scritto Dove si posò l’Arca. L’Armenia, A.D.L.E , testo illustrato da Sirio Luginbühl Attualmente si occupa dell’archivio e dei film del marito Sirio. Biografia Introduzione ISBN:9788867875580 Collana: Storia dell´arte - Museologia Autore: Sirio Luginbühl Curatore: Flavia Randi Edizione 2016 Stato: Disponibile

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Love and Violence

Love and Violence

€ 12,00

Dal catalogo Love and Violence Padova, Galleria Cavour 10 febbraio - 2 aprile 2017 "Questa mostra nasce come atto politico – in quanto è, prima di ogni altra cosa, un atto d’amore. Verso l’amore, verso l’arte, verso la bellezza. Era da un bel po’ che noi, le due curatrici, ci tenevamo d’occhio: ci piaceva il nostro reciproco modo – affine e complementare – di raccontare. Muovendo emozioni profonde, scegliendo le strade in salita, mai l’approccio grand publique, cercando di rilanciare sempre. Di una cosa eravamo forti: entrambe godiamo della stima di validissimi autori e che eravamo certe avrebbero accettato questa sfida insieme a noi. Perché volevamo parlare seriamente di violenza. Senza il gridato modaiolo, lontano dai soliti abusati schemi di rivendicazione: al di fuori dai giorni concessi e stabiliti, intercettando quegli uomini e quelle donne che, attraverso uno sguardo sensibile e privilegiato, fossero antenne e testimoni del vasto raggio di azione della violenza. “Love and Violence” è un manifesto di denuncia contro la violenza, primariamente contro la violenza sulle donne ma esteso a tutte le forme di violenza e si costituisce come momento di riflessione sociale e culturale per suggerire la speranza e la possibilità di una soluzione. Questa mostra nasce quindi dalla necessità di affrontare il nodo cruciale, di riportare a galla l’urlo, di guardare il mostro per quello che è. Ma anche dalla necessità di sanare ferite sociali, di portare equilibrio attraverso la conoscenza. La trama narrativa è variegata e complessa: dalla denuncia alla provocazione, dalla nemesi alla cura, dalla ricerca delle motivazioni storiche e culturali allo studio del contesto religioso e sociale, dal racconto personale ed emotivo al simbolo archetipico e ancestrale. Ecco un percorso della mostra, vista dall’alto. Ketra ricostruisce la via crucis di una giovane prostituta, usando il proprio corpo nel confronto temporale. Gesine Arps si affida alla storia del diritto per tracciare il percorso della disuguaglianza. Non solo corpi di donna patiscono l’affronto violento. Nabil Boutrus mette dei burka a degli uomini egiziani. Jacek Scarso ci mostra l’impasse di uomini che non aderiscono al modello imperante di macho. Angelo Brugnera scolpisce su marmo un idolo che ha perso la sua sovranità. Emanuela Callegarin lavora sul concetto di “corpo statua” così come fanno Luigi Milani, Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani. Mentre Maria Micozzi ci parla di un corpo femminile spezzato dal verbo del padre, Marisa Merlin fa risorgere una donna scomparsa. Carla Rigato e Bärbel Schmidtmann raccontano una storia femminile emotiva e fisica, come fa anche Piera De Nicolao mentre Franz Chi espone un corpo che patisce la violenza della tecnologia. L’aspetto religioso è quanto mai sentito dagli artisti. Marta Czok intercetta nelle religioni monoteiste l’origine di uno sguardo impari e violento che si accanisce sulla donna. Stefano Reolon ci regala una cattedrale di carta, effimero luogo di potere. Angelo Muriotto individua due simboli cattolici tra loro opposti eppur dialoganti: i chiodi della crocifissione e la fede nuziale. Francky Criquet ci propone una crocifissione e Roberta Ubaldi una rilettura dei simboli. All’interno della mostra, un particolare focus sul Giappone grazie alle opere di Tetsuo Harada, Shozo Michikawa, Ayumi Shigematsu e Shofu Yoshimoto che si muovono tra scultura e calligrafia, tra astrazione e corporeità estrema. Se Andrea Tagliapietra intercetta la crisi spirituale e profonda del sé, Giovanni Oscar Urso preme sull’acceleratore per intercettare dinamiche di crisi sociali. Per giungere infine alla complessa installazione di Grazia Zattarin, composta da primigenie simbologie archetipiche sulle quali l’autrice interviene, trasformando il suo gesto artistico in preghiera. In questo viaggio nella complessità delle relazioni, la violenza ci ha graffiato l’anima. Dalle nostre ferite abbiamo però attinto consapevolezza e coraggio. Perché il nostro atto politico è la scelta dell’amore. È con l’amore e con la bellezza che vogliamo rifondare il mondo. In questo l’arte è sempre nostra complice, nostra madre, nostra sorella." Le curatrici Barbara Codogno, Silvia Prelz Indice ISBN:9788867876914 Collana: Storia dell´arte - Museologia Curatrici: Barbara Codogno, Silvia Prelz Edizione 2017 Stato: Disponibile

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Jailhouse Rock

Jailhouse Rock

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Jailhouse Rock a cura di Guido Bartorelli Palazzo Pretorio, Cittadella (Padova) 17 dicembre 2016 - 20 febbraio 2017 Antonio Guiotto Dario Lazzaretto Emmanuele Panzarini Tre piccole stanze di Palazzo Pretorio, un tempo carceri, sono state sovvertite dalle installazioni site-specific di Antonio Guiotto, Dario Lazzaretto ed Emmanuele Panzarini. Jailhouse Rock, titolo di una celebre canzone interpretata da Elvis Presley, sintetizza lo spirito dell’operazione, che ribalta il luogo della reclusione, dell’isolamento e dell’immobilità trasformandolo nel luogo della libertà dell’arte. Il catalogo documenta i tre ambienti d’artista e li discute in ampi contributi critici. Ne risulta un progetto che ambisce a farsi metafora della particolare condizione dell’arte e della cultura attuali. Open Jail Piergiuseppe Baggio Presidente della Fondazione Palazzo Pretorio Palazzo Pretorio centro di esposizioni, eventi, studio, incontri. Le modalità scelte sono il più possibile rigorose e aperte, con l’ambizione far diventare la nostra sede un punto riferimento per gli specialisti dell’arte contemporanea ma soprattutto con la premura di offrire a ogni cittadino esperienze vivaci e stimolanti. Tra le mostre dedicate a due grandi maestri ormai storici, quali Alberto Biasi e Bruno Munari (dal prossimo aprile), si inserisce un’occasione raffinata per tornare a occuparci della giovane sperimentazione. Antonio Guiotto, Dario Lazzaretto ed Emmanuele Panzarini sono i tre artisti scelti per realizzare interventi site-specific in tre piccole stanze al piano terra di Palazzo Pretorio, un tempo carceri: ambienti che possono accogliere e ben evidenziare le installazioni favorendo una fruizione concentrata. Ciò nell’idea di condurre il visitatore a un’esperienza profonda della singola opera d’arte, che è invece ostacolata in allestimenti gremiti. I tre ambienti d’artista sono presentati dalle riflessioni critiche di Chiara Canali, Daniele Capra e Nico Covre, che aggiungono un prezioso contributo al dibattito di cui ci stiamo facendo promotori. Un ulteriore approfondimento, dal taglio filosofico, ci è donato dal saggio di Mariana Méndez-Gallardo, docente presso l’ITESO, Universidad Jesuita de Guadalajara in Messico, in questi mesi visiting scientist presso il Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Padova. È proprio con la guida del Dipartimento padovano, con cui Palazzo Pretorio ha sottoscritto una convenzione artistico-scientifica, che stiamo sviluppando il nostro programma espositivo nella certezza di muovere da solidissime basi storico-teoriche. Ogni mostra, catalogo ed evento è il risultato di studi accreditati da un gruppo di lavoro universitario. Così facendo, si vuole evitare l’intrattenimento fine a sé stesso e si fa in modo che anche il pur auspicabile intrattenimento sia un mezzo attraverso cui divulgare i risultati di qualificati percorsi di ricerca. […] Indice ISBN:9788867877089 Collana: Storia dell´arte - Museologia Curatore: Bartorelli Guido Edizione 2017 Stato: Disponibile

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Studi sull'immagine in movimento

Studi sull'immagine in movimento

€ 17,00

Dodici saggi analizzano alcuni capolavori dell’arte contemporanea, distanti tra loro ma accomunati dal fatto di conferire movimento all’immagine. Muovendo dalla specificità dei singoli casi, l’autore documenta le motivazioni che hanno spinto i pittori a sperimentare quello svolgimento nel tempo che una volta era loro precluso, e oggi è invece un campo operativo solidamente acquisito, come si constata nella vitalità del film e soprattutto del video d’artista. L’esame si addentra in profondità, interrogando le opere e le poetiche anche nei loro aspetti più sottili, tenendo conto sia del “da dove si viene”, ossia della storia dell’arte che continua a far scorrere sangue blu nelle pratiche degli artisti, sia del “là fuori”: la produzione mediatica, extra artistica, dove l’immagine in movimento si è via via imposta come il più popolare dei mezzi d’espressione, che ormai tutti maneggiamo in qualità di creativi grazie alla videocamera che teniamo immancabilmente a portata di mano.   Guido Bartorelli (1972) è ricercatore di Storia dell’arte contemporanea nell’Università di Padova. Sulle avanguardie del primo Novecento ha pubblicato i volumi Numeri innamorati. Sintesi e dinamiche del Secondo Futurismo (Torino, 2001) e Fernand Léger cubista 1909-1914 (Padova, 2011). Ha dedicato all’attualità il volume I miei eroi. Note su un decennio di arte da Mtv a YouTube 1999-2009 (Padova, 2010) e varie mostre, tra le quali ArtBeat. Arte Narrativa Videoclip (con F. Fabbri, Bologna-Milano-Roma, 1999-2000) e Art//Tube. L’arte alla prova della creatività amatoriale (Padova, 2010). Indice e Introduzione ISBN:9788867877249 Collana: Storia dell´arte - Museologia Autore: Bartorelli Guido Edizione 2017 Stato: Disponibile

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Divina Commedia

Divina Commedia

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Le cinquanta illustrazioni realizzate nel 2012 con pennino e inchiostro di china qui presentate nascono dal proposito iniziale dell’artista padovano Alberto Bolzonella di rivisitare, sulla scia del ricordo degli studi giovanili, i trentaquattro canti dell’Inferno Dantesco. Nonostante molto tempo sia trascorso da quelle prime letture scolastiche della Divina Commedia, emozioni e suggestioni visive sono sorprendentemente riaffiorate, a conferma, una volta di più, della straordinaria forza evocativa dei versi danteschi. Questa prima rilettura dell’Inferno è sfociata nell’ambizioso progetto di una sua illustrazione integrale che potesse, anche attraverso una ricca parte introduttiva di contributi a carattere multidisciplinare e la lettura attenta e analitica dei singoli canti condotta da Giuseppe Iori, coinvolgere il lettore in una esperienza speciale e forse in una maggiore e più facile comprensione del poema stesso. I disegni di Bolzonella danno concretezza visiva ed espressiva agli straordinari scenari descritti nei versi trecenteschi di Dante. Nel 2016 ha completato, per un totale di 69 disegni, le illustrazioni sia del Purgatorio che del Paradiso: si tratta di un insieme di 119 disegni con cui sono qui illustrate le tre cantiche dantesche. Attraverso una sequenza emozionante di tavole di grande formato, che ci conduce per i sentieri di un viaggio tenebroso e insieme affascinante, incontreremo le anime traghettate dal demone Caronte nelle viscere buie della Terra, dove tra sofferenza e atroce dolore, nell’abisso senza fine dei gironi infernali, dovranno espiare le proprie colpe. Così vedremo apparire i dannati immersi nel fiume di sangue bollente o nella pece incandescente, costretti a far rotolare macigni pesantissimi o immersi nel ghiaccio eterno. Demoni giganteschi come Minos, Pluto, il Minotauro, Cerbero, le orribili Arpie o la spaventosa Medusa, faranno la loro comparsa, protagonisti di situazioni inaspettate, incredibili, che suscitano sgomento ma anche riflessione, facendoci apprezzare questo capolavoro e comprendere come abbia anche, ancora, una sua straordinaria attualità. The fifty illustrations presented here, created in 2012 with pen and China ink, are the result of an initial concept of the Paduan artist Alberto Bolzonella, who wanted to revisit the thirty-four cantos of Dante’s Inferno, returning to the memories of his early student years. Although much time has elapsed since those first school readings of the Divine Comedy, emotions and visual impressions have re-emerged unexpectedly, confirming once again the extraordinary evocative power of Dante’s verses. This reinterpretation of Dante’s Inferno has culminated in the ambitious project of a complete illustration that, also through a rich introductive part of multidisciplinary contributions and an attentive analytical reading of the individual cantos done by Giuseppe Iori, so as to involve the reader in a special experience and probably in a higher and easier comprehension of the poem itself. The drawings of Bolzonella give visual and expressive concreteness to the extraordinary scenarios described in the fourteenth century verses of Dante. In 2016 he completed a total of 69 drawings, offering illustrations of both Purgatory and Paradise. A set of 119 drawings altogether is collected here to represent Dante’s three canticles. Through a thrilling series of large size China ink illustrations, leading us along paths of a dark and at the same time fascinating journey, we will meet the souls ferried by the demon Charon within the dark bowels of the Earth, where they must atone for their sins amidst suffering and excruciating pain inside the endless abyss of Hell. We will see the appearance of the damned souls immersed in a river of boiling blood or in incandescent tar, forced to push heavy boulders or submerged in everlasting ice. Gigantic demons like Minos, Plutus, the Minotaur, Cerberus, the horrible Harpies or the frightening Medusa make their appearence as the protagonists of unexpected, incredible situations that will evoke dismay but also reflection, thus causing us to appreciate this masterpiece and understand how it continues to maintain its extraordinary actuality. Alberto Bolzonella è nato nel 1934 a Padova, dove vive e lavora. Si è formato nelle Scuole Statali d’arte di Padova, Parma e Firenze, e nelle Accademie Statali d’arte di Venezia e Firenze, specializzandosi nella tecnica dell’affresco. Ha insegnato materie artistiche nelle Scuole Statali per circa quarant’anni. Insignito del titolo di “Padovano Eccellente”, è cofondatore del gruppo artistico Convivium, fondatore di Ars Tabulae Pictae e fa parte del Direttivo Ucai. Le sue opere, esposte in svariate mostre, si trovano in musei, luoghi sacri e collezioni private. Alberto Bolzonella was born in 1934 in Padua, Italy, where he lives and works. He studied art in Padua, Parma, and Florence, attending the State Academies of Art in Venice and Florence, where he specialized in the fresco technique. For nearly forty years he taught art in various State Schools. Honoured with the title of “Padovano Eccellente”, executive member of the Union of Italian Catholic Artists, he co-founded the artistic group Convivium and founded Ars Tabulae Pictae. His works, which were displayed in many exhibits, can be found in museums, churches, and private collections. Canto V Indice ISBN:9788867877511 Collana: Storia dell´arte - Museologia Illustrazioni: Alberto Bolzonella Edizione italiano/inglese 2017 Stato: Disponibile presso committente

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Fotografia, film e video nella Land Art

Fotografia, film e video nella Land Art

€ 18,00

La Land Art si è sempre scontrata con il problema della comunicazione delle proprie istanze rivoluzionarie. Il destino degli effimeri interventi di Land art, realizzati per la maggior parte tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta del XX secolo, è di essere conosciuti attraverso ciò che di essi rimane – la documentazione – ossia tramite la mediazione di fotografie, film e video. Mettendo in discussione l’etichetta di “documentazione”, il volume ricostruisce i rapporti degli artisti della Land Art (Christo e Jeanne-Claude, Walter De Maria, Jan Dibbets, Hamish Fulton, Michael Heizer, Nancy Holt, Richard Long, Dennis Oppenheim e Robert Smithson) con i media, indagando l’importante ruolo giocato da questi ultimi nella costruzione dell’immagine pubblica di questa avvincente stagione dell’arte contemporanea. Federica Stevanin è dottore di ricerca in Storia dell’arte. Dedica i suoi studi ai linguaggi della sperimentazione artistica contemporanea. Per i tipi della Cleup ha pubblicato il volume Alighiero e Boetti. Ricami e tappeti (Padova, 2015), tratto dalla tesi di laurea specialistica vincitrice della terza edizione del Premio Nazionale Parc Maxxi per la storia e la critica dell’arte italiana contemporanea (2008). Indice Prefazione ISBN: 9788867877430 Collana: Storia dell´arte - Museologia Autore: Federica Stevanin Prefazione:Claudio Marra Con un saggio di Guido Bartorelli Edizione: 2017 Stato: Disponibile

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Naturae munera et artis

Naturae munera et artis

€ 15,00

Alessandro Lando, promettente artista padovano, attraverso la sua opera pittorica, condotta a tecnica mista di acrilico e olio su tela o pannello, indugia in un esuberante sensualismo naturalistico evocando e ricreando spazi e atmosfere del suo animo e del suo vissuto personale. Con una pittura propriamente materica arriva a suggerire particolari ed elementi sempre nuovi della vita, vita in cui tutto scorre e si muove, cambia continuamente, “panta rei”. Nato a Piove di Sacco in provincia di Padova ma amante del Trentino, regione in cui ha passato parte della sua vita, Alessandro Lando ha iniziato fin da bambino ad occuparsi di arte frequentando corsi specializzati e realizzando opere con l’utilizzo di varie tecniche. Ottenuta la maturità artistica, ha continuato a realizzare opere con l’utilizzo di diversi materiali quali creta, acquerello, stucco e olio, non tralasciando la sperimentazione di materiali alternativi e l’utilizzo di elementi naturali. La sua attività artistica ha trovato spazio anche nella formazione musicale attraverso corsi di pianoforte e di canto. Ha fatto parte di diversi cori di canto Gospel. Attualmente, oltre a collaborare con numerosi gruppi musicali, fa parte del Summertime Choir di Padova come tenore ed è la voce di due gruppi acustici, gli Elle-Pi! e i Black Sheep. Dopo un percorso di studi in ambito energetico-ambientale ed il conseguimento della laurea in Ingegneria chimica, ha ripreso la sua attività artistica intensificandola attraverso continue ricerche personali e corsi formativi, anche in ambito fotografico, arricchendola attraverso la collaborazione di artisti padovani e trentini. Ha partecipato a concorsi pittorici attraverso l’associazione Arte e Cultura in Laguna e ha esposto le sue opere in diverse mostre a Trento, Verona, Padova e nei comuni limitrofi. www.alessandro-lando.com Nota critica ISBN:9788867877935 Collana: Storia dell´arte - Museologia Autore: Alessandro Lando Edizione 2017 Stato: Disponibile

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Alighiero e Boetti ricami e tappeti

Alighiero e Boetti ricami e tappeti

€ 17,00

Nel 1971 Alighiero Boetti parte per la prima volta per l’Afghanistan, alla ricerca di un superamento delle istanze dell’Arte povera, abbandonata precocemente nel 1969. A Kabul inizia l’avventura di una vita, che decreterà una svolta straordinaria nella poetica dell’artista. A contatto con la locale tradizione del ricamo e della tessitura, Boetti concepisce la prima ‘immagine d’arte concettuale popolare’, la Mappa, che affida alle mani sapienti di sconosciute ricamatrici afgane, secondo il principio della delega a terzi. Dalle Mappe agli arazzetti, dai grandi arazzi alfabetici agli ultimi tappeti, il libro ripercorre la genesi e gli sviluppi delle opere a ricamo e a tessitura che, nate dalla relazione con innumerevoli ‘altri’, sono diventate per l’artista gli strumenti per reinventare il proprio rapporto col mondo: o meglio, per dirla con Boetti, per “mettere al mondo il mondo”. Federica Stevanin è dottore di ricerca in Storia dell’arte. Con la sua tesi di laurea specialistica su Alighiero Boetti ha vinto la terza edizione del Premio nazionale PARC MAXXI per la storia e la critica dell’arte italiana contemporanea (2008), per aver “dimostrato una notevole capacità di ricostruzione storico-critica di un momento decisivo del percorso di una delle personalità artistiche di maggiore interesse nel panorama artistico italiano contemporaneo, evidenziandone i caratteri originali e l’attualità”. Prefazioni di Anna Mattirolo, Renato Barilli e Guido Bartorelli ISBN: 9788867873739 Collana: Storia dell´arte - Museologia Autore: Federica Stevanin Edizione 2015 Stato: Disponibile

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