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Poesia

Poter danzare spirito

Poter danzare spirito

€ 12,00

Nell’arte trovano espressione più libera la personalità e la visione del mondo dell’essere umano, direttamente dell’artista e indirettamente di coloro che vogliano rivolgere il proprio sguardo all’interno di sé guidati dai percorsi tracciati dai poeti, dai romanzieri, dai pittori, dai musicisti tra gli altri. Così le liriche contenute nella silloge Poter danzare spirito danno ai lettori la possibilità non solo di entrare nel mondo interiore dell’Autrice, ma di addentrarsi profondamente anche nel proprio in sua compagnia. Rita Mascialino è nata a Genova (febbraio 1946) e vive a Udine. È giornalista e presidente dell’Accademia Italiana per l’Analisi del Significato del Linguaggio Meqrima da essa costituita. Ha dato vita all’Avanguardia della Critica denominata ‘Secondo Umanesimo Italiano®’, è fondatrice e presidente del Premio Letterario Nazionale ‘Franz Kafka Italia®’ e del Premio Nazionale di Poesia ‘Secondo Umanesimo Italiano®’ con celebrazione a Udine, Palazzo Kechler e con pubblicazione delle Recensioni e delle immagini nei volumi della Rassegna di scrittori, poeti e artisti – Immagini e parole (Cleup Editrice Università di Padova). È critico letterario e di arti visive, cura con propri studi sul grande cinema la rubrica di critica cinematografica Il mondo semantico del cinema – www.ritamascialino.com. È scrittrice di narrativa e di saggistica, è poetessa. Ha conseguito diversi riconoscimenti in ambito nazionale. Informazioni dettagliate ai siti: www.ritamascialino.com www.franzkafkaitalia.it -www.secondoumanesimoitaliano.it Facebook: Rita Mascialino - YouTube: Rita Mascialino Anteprima ​​​​​​​ Autrice: Rita Mascialino ISBN:9788854951372 Collana: Poesia Edizione 2019 Stato: Disponibile

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Oltre il cuore

Oltre il cuore

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Spero che queste mie poesie possano essere fonte di speranza, fortezza e coraggio. Per me hanno significato molto, il mio punto di forza, spero lo siano anche per voi. Non abbiate paura dei vostri sogni, di lottare per essi, non abbiate paura di mettere a nudo la vostra anima, essa è il tesoro della vostra vita, il vostro forziere. La poesia è un suono, la musica del vostro cuore, una melodia baciata dall’anima, accompagnata da un dolce profumo che è la vostra ricchezza, alla poesia non importa la materia, bensì i sentimenti sono la vera ragione per cui ci possiamo riconoscere. Spero che leggendo le poesie nasca in ognuno di voi il desiderio di tornare ad ascoltare la voce del vostro cuore, se mai l’aveste trascurata, la parola magica ricca di doni e di immenso amore. Henna Dena (pseudonimo artistico di Anna Denunzio) nasce a Manduria, Taranto, il 20 agosto del 1967. Henna Dena è vissuta in un Istituto retto da suore, dove ha compiuto gli studi in ambito educativo e ha poi lavorato nello stesso fino all’età adulta come impiegata. Sin da bambina ha una grande ispirazione verso la poesia, in cuor suo sente il desiderio di scrivere, desiderio sempre vivo in lei, mai abbandonato, anche nel corso della sua vita. Henna è sempre più determinata, riempie di versi e di parole ogni piccolo spazio libero della sua vita scrivendo poesie e ascoltando la voce del suo cuore, che nel tempo si sente trascinare sempre più verso quella sintonia dove poesia e vita per Henna diventano una sola cosa, il suo cibo, la sua casa. Henna oggi è una donna forte, serena, piena di sogni e progetti. Il suo sogno è sempre lì ad attenderla, ancora più forte e solido, diventare una scrittrice per entrare nel cuore di tutti e accoglierli tutti nel suo. Un giorno un caro vecchio amico saggio le disse di continuare sempre a scrivere, a comunicare nel suo linguaggio più vero che Dio ha posto nel suo cuore. Ed è quanto Henna ha deciso di fare nella sua vita. Indice ISBN:9788854951211​​​​​​​ Collana: Poesia Autore: Henna Dena Postfazione: Rita Mascialino Edizione 2019 Stato: Disponibile

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Un'ala d'ombra

Un'ala d'ombra

€ 17,00

(…) il poeta è consapevole che il cuore della sua poesia rimane ancorato alla metafora del volo: donde il rilievo che assume, per concentrazione massima, una lirica della sezione quinta, L’ultimo volo. Qui l’amore, Dio e l’invocata Poesia (“occhi ridenti,/ vento di primavera”) sono argomenti che convergono a una ricapitolazione e a un proposito-auspicio, formalizzato nel sintagma dell’“ultimo volo”. E mentre il poeta “resiste in volo lungamente” e avverte che sta perdendosi “in ignote lontananze, ma/ non più da solo”, una simmetria spontanea ricongiunge i versi di Sera, dove il libro si compie, a quelli di Ala che n’erano stati, forse cinquant’anni addietro, il germe grezzo ma intimamente vitale. (dalla Prefazione di Silvio Ramat) Questa raccolta è il primo risvolto poetico dell’attività di filologo di Paolo Mantovanelli (Marghera-Venezia, 1940), già professore ordinario di Letteratura latina all’Università di Padova e autore, fra l’altro, di lavori sulla semantica della profondità (Profundus, Roma 1981) e sul teatro di Seneca (Patologia del potere, Bologna 2014). Un connubio, quello di filologia e poesia, di cui sono segnali evidenti da un lato la preferenza accordata a testi poetici (Seneca tragico, appunto, e Virgilio), dall’altro le implicazioni ‘filologiche’ di alcune liriche dell’odierna raccolta, in particolare Il latte non è il vino e Ad Alfonso.. Prefazione di Silvio Ramat ISBN:9788867879885 Collana: Poesia Autore: Paolo Mantovanelli Prefazione: Silvio Ramat Edizione 2019 Stato: Disponibile

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Passeggiata fiorita e Il fiore di Maria

Passeggiata fiorita e Il fiore di Maria

€ 12,00

“Attraverso la poesia, l’autrice ci accompagna in un percorso floreale che allude ad un luogo altro, interiore ed emotivo. I fiori diventano segno di una bellezza diffusa, testimonianza di vita positiva che la poetessa scopre albergare nel suo animo… Una sacralità delicata pervade i suoi versi, modula la scelta lessicale, la musicalità della poesia… In questo piccolo libro poi, chiedendo collaborazione agli acquerelli di Elettra D’Agnolo… delicatezza, dolcezza e stupore celebrano il rito sacro dell’Arte”… (dalla prefazione di G. Donolato) Susanna Zancanaro nata in Francia, nei dintorni di Parigi, da genitori italiani, vive dal 1973 a Piove di Sacco (PD). Attualmente insegna francese nella scuola secondaria di primo grado. Nel 1985 incontra la Scuola Internazionale di Formazione e Ricerca PRH (Personalità e relazioni umane) che  segna il suo cammino interiore. Nel 2013 entra a far parte del Gruppo Artisti della Saccisica e inizia la scrittura poetica vera e propria. Dal 2016 collabora alla rivista mariana del Santuario della sua città. Pubblica Vivo elemento e altre poesie, Cleup, 2018.   Prefazione ISBN:9788854951075 Collana: Poesia Autore: Susanna Zancanaro Prefazione: Giuseppe Donolato Acquerelli: Elettra D'Agnolo Edizione 2019 Stato: Disponibile

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Al cader delle foglie

Al cader delle foglie

€ 18,00

"Queste poesie vennero in parte pubblicate nel 1967 con il titolo «Le Nuove Comete» tratto da un momento particolare della mia storia personale allorché dieci anni prima mi era capitato di ascoltare a Washington l’angoscioso annuncio del lancio nello spazio dello sputnick sovietico dato agli americani dal presidente Kennedy e trasmesso proprio al termine della mia pensosa visita al cimitero di Arlington dove sarei tornato una seconda volta anni dopo per una reverente sosta alla tomba di quel Presidente ucciso a Dallas dove tra il cinguettare degli uccelli ed il rincorrersi degli scoiattoli riposano i resti di molti caduti delle guerre americane. Invano sperai che l’avventura dell’uomo nello spazio si tramutasse in un pegno di pace non dissimile da quello epifanico della nascita del Salvatore descritto dall’Evangelo di Marco, ma, purtroppo, la speranza che lo sputnik per il genere umano divenisse “cometa” andò ben presto delusa. Giunse, dopo una entusiasmante esperienza lavorativa accanto ad Enrico Mattei, il faticoso servizio reso alla città di Milano nella difesa dei suoi aeroporti che mi consentì di riporre vittoriose in una borsa a lungo portata le carte squadernate sui tavoli dei potentati romani dell’epoca. Allora non mancò l’occasione di presentare quel mio primo approccio poetico alla stampa nel primo giugno del 1967 che mi riservò un benevolo commento, trovando simpatico ma «fuor dagli ulivi» che, in un’epoca in cui le comete erano divenute seminatrici di morte, ci fosse ancora qualcuno che, «con animo da antico umanista», apprezzasse un piccolo «hortus conclusus» per spaziare verso orizzonti di serenità e di pace legittimando in tal modo che alla domanda se fosse «davvero così lontana la poesia dalla vita» si potesse rispondere negativamente facendo rivivere con «sensibilità viva e squisitezza d’animo…un romanticismo carducciano che dissolve in musicalità emotiva una più profonda problematica» rievocando il più grande e tragico «cimitero del mondo» e il primo lancio di un satellite nello spazio preludio del viaggio dell’uomo sulla «pallida Luna», questa volta vera e non leopardiana. La ristampa odierna ricalca quei sentimenti resi ancor più pungenti dalla scomparsa della mia sposa che con il suo animo delicato e gentile seppe accompagnarmi nelle vicende, ora tristi ora liete, della vita e che tuttora, nel ricordo del suo viso radioso, torna spiritualmente a rendere meno pensoso il mio residuo cammino in cui si affacciano, assillanti, i canti del poeta greco Mimnermo sulla vita dell’uomo resa simile al «cader delle foglie» e di Pindaro che si affidava alla «speranza, nutrice di vecchiezza». Prima di affidare alle stampe il riassetto dell’edizione del 1967 ho volutamente messo a confronto un modesto richiamo alla lirica greca con la più abbondante e varia poetica dei “tempi nuovi” per dare un saggio, se pur limitato, dell’evolversi delle tematiche e dei modi di poetare attraverso il succedersi delle epoche. Ritengo ora doveroso dare al lettore una risposta all’interrogativo che mi ero posto ancor prima di quella modesta pubblicazione con il chiedermi dove fosse mai “il paese dei morti” domanda, questa, sortami allorché da un sito reso ignoto dal controllo militare nei primi mesi del 1942, in piena guerra, mi giunsero da un amico carissimo due fotografie di un cimitero russo senza indicazioni atte ad inquadrarlo in un preciso contesto salvo l’indicazione di quel “ritorneremo” desumibile da una delle due che ora pubblico. A guerra ultimata appresi che si trattava di sepolture di militari caduti in uno dei primi scontri sostenuti su quel fronte dal Corpo di Spedizione Italiano prima della sua integrazione in ARMIR delle divisioni composte essenzialmente da Alpini provenienti da diverse regioni italiane che da 229.000 unità inziali persero nella prima fase del conflitto da cui quel cimitero originava 5.000 uomini ai quali s’aggiunsero gli altri 100.000 tra caduti e dispersi nella tragica ritirata dal Don del dicembre del 1943 conclusasi nell’uscita dalla sacca con l’ultimo eroico scontro di Nicolayewka. Solo recentemente grazie ai moderni sistemi elettronici, ho potuto apprendere che quel cimitero esiste ancora ed è ricordato come “Cimitero di Vorosilovgrad” dove vennero tumulati i primi numerosi caduti di una tragedia che si profilò ben presto, e sin dall’inizio, “inutile e grande”. Uno dei sopravvisuti, un tal Giuseppe Caprara, a quel “ritorneremo” ha risposto con un “non dimenticateci” raccomandando ai posteri di non attendere “che il sangue conosca solo il bacio della morte e la terra nasconda la carne lacerata con le sue mani di fiore nell’ultimo sforzo d’orgoglio”. La grande tragedia è la risposta all’interrogativo che mi ponevo da tempo e che trova conferma nel fatto che quei caduti rimasti in quella terra lontana del loro olocausto abbiano trovato riscontro in altra terra russa dove dopo Vorosilovgrad, a Wikitowka, Podgornoje, Illusceswoka, Postojalowka, Scheljakino, Wiholajeiwha e Nicolayewka, per citare le battaglie più cruenti, è scomparsa la miglior gioventù del nostro paese. Se, poi, qui ricordassimo la Shoah con Dachau, Auschwitz, Buchenwald, Bergen-Belsen, Birkenau, Treblinka e altri campi di sterminio dove si consumò il mostruoso eccidio degli Ebrei voluto da Hitler e meditassimo su quanto sta accadendo in Medio Oriente ed in più parti del mondo non dovrei pormi la domanda per uno ma per un incalcolabile numero di “paesi dei morti”, sperando nell’interesse di chi leggerà questa pagina che non debba verificarsi quanto ha ipotizzato Primo Levi nel suo libro “I sommersi e i salvati”: “È avvenuto, quindi può avvenire di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”, che cioè l’uomo cessi di essere all’uomo Caino." Prefazione Giuseppe Fassina ISBN:9788867878574 Collana: Poesia Autore: Giuseppe Fassina Edizione 2017 Stato: Disponibile

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