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Scienze storiche

Miti e culti della seta

Miti e culti della seta

€ 45,00

Il volume Miti e culti della seta è il terzo dell’autore edito in questa collana. I primi due (Semai in Giappone, 2006 e Setaioli in Asia, 2008) riguardavano le spedizioni di setaioli italiani in Giappone e in Asia Centrale nell’800, con dozzine di avventurose storie individuali di grande spessore economico e commerciale, di intraprendenza politica e di sfida culturale. Il presente testo spazia, al contrario, sul lungo periodo, su millenni di evoluzione e di diffusione dell’allevamento contadino del baco da seta, delle sue lontanissime origini cinesi e della sua capillare, lenta diffusione verso l’occidente. In questo percorso plurisecolare esso porta con sé – in una gestione sempre e ovunque solo femminile – assieme alle elaborate tecniche, anche i miti, le convinzioni, le credenze che ne sono, e ne rimangono, sino agli albori del XX secolo, parte integrante del modo di far nascere, custodire, far prosperare i bachi da seta e il loro prezioso prodotto. Claudio Zanier è stato docente di Storia dell’Asia all’Università di Pisa. Si è occupato dell’evoluzione della sericoltura in Asia e in Europa. È stato Research Assistant al Gokhale Institute of Politics and Economics di Pune, Visiting Professor alla Hitotsubashi University di Tokyo, Chercheur Associé all’EHESS di Parigi, Consulente del China National Silk Museum di Hangzhou e Coordinatore per l’Italia degli Itinerari Culturali Europei della Seta del Consiglio d’Europa. Ha pubblicato, tra gli altri, La Seta in Italia dal medioevo al Seicento (con L. Molà e R. Mueller, Venezia 2000) e Pre-Modern European Silk Technology and East Asia (Ashgate 2005). Indice Prefazione di Jean-Claude Schmitt Directeur d’études à l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, Paris ISBN:9788854950900 Collana: History, Economy and Society 10 Autore: Claudio Zanier Edizione 2019 Stato: Disponibile

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I cibi della festa in Sicilia

I cibi della festa in Sicilia

€ 18,00

La crescente attenzione verso la salute, gli interessi connessi alla produzione industriale di alimenti e bevande, la patrimonializzazione di cibi e pratiche alimentari hanno favorito la nascita di nuovi miti, riti e linguaggi culinari e determinato il depotenziamento dei significati e delle funzioni ‘religiosi’ dei cibi della festa. A fronte di questi pervasivi processi il valore sacrale delle cucine festive tradizionali di diverse comunità siciliane sembra porsi nel segno della continuità e del radicamento. In questi casi cibi e pratiche alimentari restano costitutivi del sistema simbolico comunitario e continuano a segnalare le opposizioni tra tempi e spazi festivi e quotidiani e tra una dimensione pubblica e una privata, a sancire alleanze, a definire identità, a proporre infine un ‘ordine del mondo’. I banchetti e i cibi festivi, le parole e i gesti rituali che ne accompagnano il consumo, infatti, se da un lato rinviano alla necessità di ringraziare ciclicamente con un contro-dono il divino per il ‘dono del cibo’, dall’altro tendono a rinnovare i rapporti di dipendenza e reciprocità tra gli uomini.     Ignazio E. Buttitta insegna Etnologia europea e Storia delle tradizioni popolari all’Università di Palermo. Studia i fenomeni di religiosità popolare in area euro-mediterranea con particolare riguardo all’organizzazione dei calendari festivi e al simbolismo rituale. Tra le sue pubblicazioni: Il fuoco. Simbolismo e pratiche rituali (2002); I morti e il grano. Tempi del lavoro e ritmi della festa (2006); Continuità delle forme e mutamento dei sensi. Ricerche e analisi sul simbolismo festivo (2013); La danza di Ares. Forme e funzioni delle danze armate (2014). Indice e Considerazioni introduttive ISBN: 9788854951624 Collana: Homo edens. Alimentarsi tra cultura, paesi e regioni Autore: Ignazio E. Buttitta Edizione: 2019 Stato: disponibile

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Archivio storico dell'Università di Cagliari

Archivio storico dell'Università di Cagliari

€ 32,00

l secondo volume della collana Invenire presenta l’inventario della Sezione I (1764-1848) della Regia Università degli Studi di Cagliari, conservata nell’Archivio storico dell’Ateneo cagliaritano. Si tratta del risultato del lavoro di ricerca e riordinamento condotto dalle due ricercatrici di Archivistica della stessa Università. L’inventario, elaborato tramite un’applicazione web open source per la descrizione di archivi storici, si propone qui con una rielaborazione editoriale graficamente più snella, che mantiene, però, gli elementi essenziali della descrizione archivistica. Questo volume è a tutti gli effetti un punto di partenza e sarà presto seguito dalla pubblicazione degli inventari relativi alla Sezione II (1848-1946).     Mariangela Rapetti ed Eleonora Todde sono ricercatrici t.d. di Archivistica all’Università degli Studi di Cagliari. Negli ultimi anni hanno lavorato, anche in qualità di assegniste di ricerca e con il coordinamento di Cecilia Tasca, al riordino, inventariazione e studio dei documenti conservati nell’Archivio storico dell’Ateneo. Nell’ambito di queste attività hanno pubblicato, insieme, ‘La stanza per vestirsi dei signori professori’. Guida all’Archivio storico dell’Università degli Studi di Cagliari (2016) e, rispettivamente, i volumi La riconquista dei saperi. Il pareggiamento dell’Università di Cagliari, con nota storica di Giancarlo Nonnoi e Governare un Ateneo. Segretari e archivisti al servizio della Regia Università di Cagliari, con nota storica di Cecilia Tasca, entrambi pubblicati nel 2016 all’interno della collana La memoria ritrovata, curata da Mariarosa Cardia e Luciano Marrocu. Hanno inoltre partecipato alla pubblicazione del volume Gli archivi delle Università. Firenze, Cagliari, Salerno, a cura di Laura Giambastiani (2018). INDICE e PRESENTAZIONE di Giorgetta Bonfiglio-Dosio ISBN:9788854951242 Collana: Invenire, 2 Autrici: Mariangela Rapetti, Eleonora Todde Edizione 2019 Stato: Disponibile  

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Archivio Papafava dei Carraresi Antonini. Amministrazione dei beni e contabilità

Archivio Papafava dei Carraresi Antonini. Amministrazione dei beni e contabilità

€ 24,00

Con questo volume si inaugura una collana pensata per accogliere strumenti descrittivi di archivi, soprattutto inventari, realizzati con impostazione scientifica da professionisti del settore, che ultimamente – a causa anche della diffusione di descrizioni online – trovano poche sedi di accoglienza. In questo caso si tratta dell’inventario del fondo «Amministrazione dei beni e contabilità» del grande complesso archivistico della famiglia padovana Papafava dei Carraresi Antonini: in tutto 717 unità archivistiche, prodotte fra il 1705 e il 1927 anche da altre famiglie (Testa, Trento, Antonini) confluite per via matrimoniale in Papafava. La descrizione di questo fondo è un’ulteriore tappa del lungo percorso iniziato nel 1990 con il primo elenco sommario. I documenti consentono di ricostruire non solo le vicende familiari, ma un articolato contesto socio-economico, comprendente la storia del paesaggio, le colture agrarie, le iniziative pre e proto industriali di un ampio territorio veneto e friulano. Autrice: Giorgetta Bonfiglio-Dosio si occupa di archivi dal 1969, in ruoli differenti: è stata funzionario e primo dirigente nell’amministrazione archivistica, professore ordinario di archivistica all’Università di Padova, vicepresidente del Comitato tecnico-scientifico degli archivi e componente del Consiglio superiore beni culturali, consigliere nazionale dell’ANAI (Associazione Nazionale Archivistica Italiana), consigliere e presidente dell’ANAI-Sezione Veneto; è attualmente, dopo il pensionamento, professore a contratto di archivistica nelle università Ca’ Foscari di Venezia, Macerata, Firenze, direttore scientifico della rivista «Archivi», socia di numerose accademie e società scientifiche. Indice e Introduzione ISBN:9788854950887 Collana: Invenire Autore: Bonfiglio-Dosio Giorgetta Edizione 2019 Stato: Disponibile  

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Patate in laguna e altrove...

Patate in laguna e altrove...

€ 15,00

Tra gli alimenti giunti dall’America al seguito di Cristoforo Colombo un posto di primo piano è occupato dalla patata che, come il mais, ha integrato quelli che fino ad allora erano stati gli alimenti di base, contribuendo a sfamare generazioni di indigenti. Non riscuote tuttavia un immediato successo. Osteggiata perché si crede che delle sue foglie si cibino le streghe per volare, o più realisticamente perché contiene una consistente dose di solanina che provoca effetti allucinogeni, rimane per molto tempo relegata nei giardini conventuali e ‘dei semplici’. Saranno gli ‘anni della fame’ dell’inizio dell’Ottocento a imporla sulle tavole degli italiani, grazie alle coraggiose sperimentazioni di possidenti illuminati che ne vedono con lungimiranza le opportunità alimentari ed economiche. Per il Veneto, singolare l’esperienza del patrizio veneziano Pietro Antonio Zorzi che nelle sabbie salmastre dell’isola della Giudecca pone a coltura diversi nuovi incroci, aprendo la strada a varietà locali recentemente rivalutate.   Marina Scopel si occupa di storia della gastronomia e dell’alimentazione, con particolare attenzione a tematiche conviviali riferite all’area veneta. Ha collaborato con la rivista «Appunti di gastronomia» diretta da Claudio Benporat con numerosi articoli, frutto di ricerche d’archivio su documenti inediti. In Cucina e convivialità a Padova nel Quattrocento (Trento 2017) ha pubblicato la descrizione di fastosi conviti tratti da un ricettario manoscritto composto sullo scorcio del secolo. Presentazione ISBN: 9788854950726 Collana: Homo edens. Alimentarsi tra cultura, paesi e regioni Autore: Marina Scopel Edizione: 2019 Stato: disponibile

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La mano e l'inquisitore

La mano e l'inquisitore

€ 33,00

Erasmo, il suo epistolario in particolare, accompagna questa ricerca sulla mano quando si presenta come emanazione di un inquisitore, oppure di un potere (una struttura religiosa o politica) che obbliga, punisce, annienta l’individualità. Nelle sue linee che trasmettono il destino dell’uomo, traspare, come in uno specchio, questo universo ambiguo, persecutore, invadente. L’uomo, non solo religioso, che assume il compito di inquisire, si cela nei suoi meandri. Ideologie e immagini si trasformano al suo interno, proponendo dell’uomo un misterioso poliedro di immagini e di parole, ove la mano si muove simile al “cerchio” di Leonardo, mentre dell’uomo si evidenziano le “mutazioni”. Un cammino che giunge fino alle società contemporanee quando la mano inquisitrice si inserisce all’interno di una ideologia. La mano di Erasmo non è una narratrice di favole bensì rappresentazione di movimenti di immagini e di sensibilità alla ricerca di un disegno possibile della libertà umana. Achille Olivieri ha insegnato Storia della storiografia moderna e Storia moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova (e si è fatto promotore della storia della storiografia sia nei suoi aspetti generali sia in relazione al mondo moderno), e studia i movimenti ereticali del Cinquecento Ha soggiornato per i suoi lavori lungamente a Parigi, a Tours, a Bordeaux, a Basilea e a Varsavia. Fra i suoi lavori si segnalano i seguenti: La Riforma in Italia. Strutture e simboli, classi e poteri, Milano 2010 (seconda edizione); Il laboratorio di Jules Michelet, Milano 2001 e quindi Erodoto nel Rinscimento. L’umano e la storia, Roma 2004. Su Giovanni Calvino: Calvino ieri e oggi in Italia, a cura di Pietro Bolognesi e Achille Olivieri, Roma 2010. Per le metodologie: Strutture e forme del “discorso” storico, a cura di Achille Olivieri, Milano, 2005. Indice e introduzione ISBN:9788867872244 Collana: Filologie nel lungo Rinascimento Curatori: Achille Olivieri Edizione 2015 Stato: Disponibile

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Profanazioni

Profanazioni

€ 26,00

Partendo dal concetto di “profanazione”, intesa come uscita dalla sfera del sacro di elementi che vengono così restituiti al libero uso degli uomini (attraverso differenti modalità di alterazione, eversione, violazione) – accezione che sta alla base di Profanazioni, il libro del filosofo Giorgio Agamben – il Convegno Internazionale Profanazioni, svoltosi presso l’Università di Padova nei giorni 14 e 15 novembre 2017, ha proposto un’indagine intrecciata e a più voci, e ha attraversato in modo trasversale e diacronico l’archeologia, il cinema, il teatro, la letteratura, l’arte. Si è in tal modo cercato di tracciare percorsi e approcci disciplinari diversi: dalla paura della profanazione nei contesti nel mondo antico, alla censura cinematografica, dalle riscritture del mito che rompono gli schemi tradizionali e infrangono la “sacralità” dei testi originali, alle “eresie” nel campo del teatro, della scrittura letteraria e della tradizione golemica, dalle effrazioni e de-sacralizzazioni della riflessione artistica novecentesca, alle forme alternative/profanatorie di sussistenza sperimentate sul corpo vivo della città contemporanea. Nell’accezione comune “profanare” significa “violare ciò che è sacro”, e “profano” (dal latino pro davanti e fanum luogo sacro) è propriamente ciò che sta davanti al sacro recinto, quindi ciò che non è consacrato o non è più sacro (sacer). Nel compiere una profanazione si può agire colpevolmente violando persone o cose, luoghi o dottrine, con l’infrangere regole e ritualità, il macchiarsi di atti proibiti, il rivelare misteri religiosi, il dileggiare dottrine. Ma esiste anche una diversa interpretazione del lemma, che ne mette in risalto la capacità di disattivare i dispositivi del potere, restituendo all’uso comune gli spazi che esso aveva confiscato. È questo il campo semantico entro il quale si sono articolate le analisi dei relatori. Indice Introduzione ISBN:9788867879250 Collana: ITHACA - Scienze dell´Interpretazione Curatori: Caterina Barone, Francesco Puccio Edizione 2018 Stato: Disponibile

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